Tuesday, 24 January 2017

Captain America - Civil War

di Francesco Dì



Innanzitutto scusate per il ritardo (citando Troisi), anche se immagino che nessuno si stesse logorando nell’attesa. Ho trovato solo adesso il tempo per buttare giù i miei pensieri su Captain America - Civil War, film Marvel uscito a maggio dello scorso anno. Avendo perso l'attimo per commentare poco dopo la prima visione (non il colorato androide - OK, era una battuta, risate in sottofondo), ho aspetto l’uscita del DVD e me lo sono rivisto.
Allora bando alle ciance: partiamo dal film per quello che è senza andare a sviscerare la fedeltà con il fumetto.
A me è piaciuto, decisamente. E questo è il primo punto a suo favore. Trovo che i fratelli Russo abbiano trovato il modo giusto di costruire questi film: sono film di supereroi, bisogna scazzottarsi e non poco! Certo poi c’è scazzottata e scazzottata, e nello specifico Joe e Anthony riescono, fra un inseguimento e l’altro e un po’ di esplosioni, a caratterizzare tutti i personaggi. Avevo avuto questa sensazione già al cinema, e lo confermo adesso. Sono ben definiti tutti nei vizi e virtù. Il pretesto dello scontro interno genera un confronto che ne tira fuori in maniera decente la profondità del carattere. E mi è piaciuto il “carattere” che hanno dato a tutti, gettando il seme delle future relazioni e coinvolgimenti post Civil War (Wanda e Visione in primis).
Tony, seppur egocentrico e calcolatore, fa uscire il lato “caldo” ed emotivo. Cap, fedele fino all’ottusità, si rivela testardo e non così impeccabile e senza macchia come ci si aspetterebbe. Loro due ovviamente la fanno da padroni, e anche se il film si intitola Captain America – Civil War, a mio parere è altrettanto importante la figura di Iron Man (sarà anche per il carisma di Robert Jr. ), che funziona perfettamente come l'altro piatto della bilancia. Si parla di due amici, guerrieri, compatrioti, che, nonostante lottino per la stessa identica causa, decidono, per convinzione o convenienza, di approcciarla in maniera opposta. Il primo piegandosi a un compromesso al limite del discriminatorio (il Sokovia accord: che sottopone l'operato degli Avengers al controllo delle Nazioni Unite, richiede la registrazione degli Enhance Individuals e ne regola il libero spostamento), il secondo ribellandosi al sottoporvisi. E pensare che, fra i due, la sgheggia impazzita sarebbe dovuta essere Tony. Chi ha ragione e chi ha torto? Difficile deciderlo. Ed è proprio questo il bello del film: entrambi hanno ragione e torto allo stesso tempo e lo spettatore resta sospeso, senza sapere se tifare per l'uno o l'altro.
Le new entry sono ben dosate: Pantera Nera è realizzato bene, alla fine mostra il lato fiero da sovrano del Wakanda, e il nostro arrampicamuri di quartiere è uno dei cast più azzeccati degli ultimi tempi. La continuity marvelliana qui va a farsi fottere, collocando Spiderman all’inizio della sua carriera, ma chi se ne frega (ok flagellatemi), nel plot rende benissimo. È anche uno dei pochi intermezzi “ironici”, taglio dei film Marvel di cui, fortunatamente, i fratelli Russo non abusano. Per inciso, mi chiedo perché Marisa Tomei debba sempre fare un po’ la femmina rizz… nei film.

-Fede: Non concordo. La continuity del MCU è intatta, lo Spiderman di Raimi (respect) ed il reboot di Webb non sono Marvel Studios ma Sony e, solo per questo film, Marvel, Disney e Sony hanno firmato l'accordo per usare Spiderman. Per quanto riguarda MCU, Spiderman è nuovo nuovo ed anzi rappresentarlo come un ragazzino cazzone, in contrapposizione al pesume di Cap, Black Panter e, sopratutto, The Winter Soldier, è un ottimo comic relief. E poi in coppia con Ant-Man regala delle gioie.- 

Ma arriviamo alla scena che tutti i cosplayer del mondo hanno aspettato con il rivolino alla bocca. Lo scontro nel parcheggio del Decathlon. Non epico come nel fumetto, non vede coinvolti mille personaggi ed ha epiloghi molto meno tragici, se si toglie l’incidente di War Machine (citazione di quanto successo in un periodo fumettistico di IRON Man). E’ edulcorato, ma funziona comunque e il film continua a scorrere veloce senza intoppi per tutte le sue 2h e 27 min, che non si percepiscono affatto.

-Fede: What?! Eddai è figo. Che manca? Abbiamo anche il Giant-Man. Ok, ok, c'è qualche buco di sceneggiature. Ma qui mi sento propensa a passarci sopra e lascio le critiche a loro. Fatevi du' risate. 

Un commento a parte per il cattivone: attenzione Civil War ha il pregio di inserire un cattivo che in pratica non si scontrerà mai direttamente con i nostri eroi. Interessante approccio, funziona come idea, ma scade un po’ nella scelta del personaggio: il barone Zemo originale è un genio del male. La spinta della vendetta per aver perso i cari è fuori personaggio, oltre a essere trita e ritrita. Inoltre è poco credibile che, senza nessun supporto esterno, questo ex-soldato riesca a architettare un piano così ambizioso. Non ne esce un cattivo carismatico e forte, ma del resto, anche nei fumetti, non si distingue certo per coraggio. A livello fumettistico se parliamo di Zemo parliamo di un supervillain, antagonista n.1 del mondo del nostro soldato a stelle e strisce. Addirittura due generazioni di Zemo hanno afflitto il mondo, Cap e gli Avengers tutti. Insomma, signori, parliamo del responsabile della morte di Bucky e del congelamento di Steve, un cattivone paragonabile al Red Skull. Come lo Zemo del film, fa dell'ingegno la sua forza non essendo certo lui in prima persona a poter tener testa a Cap per forza bruta. Il film lo semplifica in maniera eccessiva: non dico di rappresentare lo Zemo fumettistico, con la pezzola viola sulla faccia e il collo di ermellino, ma secondo me si poteva fare uno sforzo un po' maggiore per far emergere le qualità strategiche e l'intelletto deviato del personaggio originale.
Il soldato di inverno, per il secondo film consecutivo, è mono espressione e monotematico: "non volevo, non è colpa mia, però sono una merda e devo essere punito"...no, dai, due palle. Del resto però anche il Bucky originale esiste solo in funzione di Steve e non ha questo carattere avvincente. James "Bucky" Barnes, nella sua prima apparizione su carta, muore che è ancora minorenne. Si deve aspettare il 2005 perché Ed Brubaker e Steve Epting lo ritirino fuori come Soldato di Inverno. Una Super spia, di cui ne viene ricostruita la back-story a ritroso in maniera efficace, e che avrà un ruolo importante negli eventi post Civil War, diventando il nuovo Cap America dopo la presunta uccisione di Steve. Nonostante non si distingua per complessità caratteriale, il film non gli rende merito. O forse l'attore non funziona, chi può dirlo.
Lo scontro finale fra IronMan e Cap è bello cruento e ricalca molto quello fumettistico. Alcune inquadrature ricordano le tavole di Jenkins, con un finale ovviamente meno amaro ma che non si può certo definire un lieto fine.
In conclusione, era impossibile portare su pellicola la saga Civil War, così come è stata scritta. Ma il plot cinematografico è scritto bene e ne trae ampiamente spunto, conseguendo lo stesso risultato. Il MCU è stato costruito bene fin dall’inizio, film dopo film, ed è in Civil War che si iniziano raccogliere i frutti più evidenti. Se consideriamo poi il lavoro di continuity fra MCU in cinema e TV (vedi serie Netflix, ma soprattutto Agents of S.H.I.E.L.D.) tanto di cappello. Adesso sono curioso di vedere come si cimenteranno con qualcosa che, però, deve essere epico, come la saga InfinityGauntlet che, n.d.r. deve tirare tutte le fila delle infinity stones e spiegare tutti i post credit in cui appare Thanos con risata satanica e sarà sviluppata in Guardian of the Galaxy 2. Riusciranno a dare il giusto taglio e ad armonizzare tutti i personaggi? Perchè un gran rischio c'è ed è quello che chiamo l'effetto Apocalisse (intendendo il mutante numero uno visto nell'ultimo X-Men). In Infinity Gauntlet ci sono mega super villain, praticamente delle divinità, talmente tanto potenti e forti che è molto difficile rendere affascinanti negli scontri con i nostri amati eroi. La superiorità è talmente manifesta, che ci vuole tutta l'arte di uno sceneggiatore baciato da una aurea Kirbyana per non scadere nel banale e non deludere lo spettatore. Non è per nulla scontato rendere merito a una storia che Starlin aiutato dalle magistrali illustrazioni dal dio Perez ha reso un capolavoro.
Incrociamo le dita e nel frattempo andiamo a vedere cosa han combinato con il Dottore, godiamoci Luke Cage e Ghost Rider e aspettiamo fiduciosi maggio per Guardian of the Galaxy 3 e luglio per Thor 3.

-Fede: sopratutto luglio per Thor 3, facendosi du' risate con questo.

Friday, 20 January 2017

Sherlock - season 4


Una pena scrivere questa review. Una pena perchè Sherlock era un discreto show.
Diciamo che mi sono divertita anche a questo giro, più o meno, ma parecchio meno. Anzi il finale... non vedevo l'ora che finisse. Il peggior episodio dell'intero show. Anzi, a ben pensarci, sono estremamente incavolata per il finale e direi che la serie è andato in calando. Partita con un episodio OK e finita malissimo.
Procediamo a un minimo di analisi. Il filo conduttore della stagione è Moriarty, o, meglio, l'immenso, volontario equivoco che porta la faccia di Moriarty. Moriarty è un piacere per lo spettatore, ma è morto, e lo si dà per assodato fin dal primo istante. La questione era già stata analizzata e conclusa nell'"Abominable bride". E allora cosa c'è in ballo? La sua legacy? Mitomania? O qualcosa di più intrigato e sconvolgente?
"The six thatcher" ancora regge, anche se la nonchalance con cui Sherlock risolve i casi, il modo in cui tratta la gente e la velocità eccessiva a cui parla, iniziano a dare noia. La storia di per sè regge e presenta una classica struttura. Il primo caso - il ragazzino carbonizzato in macchina - . gustoso, viene dismesso in pochi secondi e serve solo come plot device per introdurre il vero caso, quello dei busti della Thatcher presi a martellate. Fin qui tutto bene, finchè non si scopre il vero arcano, che riguarda la back story di Mary. Di questi tempi, come le back story vengono spiegate, il personaggio in questione generalmente fa la fine del famoso gatto sull'Aurelia. Quando gli altarini si scoprono, dopo lo scontro di SH con il tipo in piscina, nello show, in lontanaza, si inizia a intravedere lo squalo che si salterà definitivamente nel finale. La back story di Mary non riserva sorprese: era un agente segreto freelance fighissimo, aveva dei compagni,  veniva occasionalmente reclutata dal governo britannico, cosa di cui Mycroft era, ovviamente, a conoscenza. Niente che non si sapesse già o si intuisse. La narrazione fila liscia, finchè Mary decide di andarsene a giocare alla superspia, gira per il mondo dagli appennini alle ande, prende passaporti sotto i sassi, guida ogni tipo di mezzo compreso un cammello e non si preoccupa nemmeno di controllare che la pennina USB sia stata compromessa.
Via, su, davvero?
Il finale dell'episodio poi è melenso, con tanto di sacrifico e discorso. Il video serve come collante per l'episodio dopo e per far far pace a Sherlock and Watson. Per l'ennesima volta. L'unica cosa intrigante era la potenziale scappatella di Watson con Exxx, se anche quello non fosse stato tutto un complotto. Troppi complotti, troppi colpi di scena che non divertono. E Mycroft che agisce come deus-ex-machina supremo, sopra tutto e sopra tutti. Troppo al di sopra di ogni possibile regola di Dio e degli uomini. Fastidioso, sopratutto perchè questo è un dramma-noir, non una minchiata supereroistica della DC.
"The lying detective" non ha senso. Un milardario serial killer, che praticamente agisce alla luce del sole, che si sputtana dai primi 10 minuti. Perchè deve raccontare le sue bravate in un meeting e drogare gli astanti? Che senso ha? L'attore  è realmente disturbante, creepy ecco; ho fatto fatica a guardare un discreto numero di scene, per la noia eh. Essendo il caso in sè nonosense, almeno la metastoria raccontatela bene. E invece perchè il tutto? Perchè Mary, oramai graduata a angelo custode, aveva lasciato detto a SH che Watson non si sarebbe mai fatto aiutare se non avesse pensato che era lui a dover aiutare SH. Una sorte di reverse psicology di noiattri, che non funziona manco sui bambini in età prescolare, figuriamoci su degli adulti, sebbene adulti seriamente disturbati. Suppongo che tutta la manfrina della seconda puntata sia servita solo a preparare il terreno per il finale, ricreando il team, introducendo Eurus in disguise e lasciando qua e là indizzi sulla back story di Sherlock (in particolare Red Beard) e della famiglia Holmes tutta. L'idea era bellina, la realizzazione pessima.
Nel "The Final problem" una Eurus più vicina a una X-men che a una donna con una intelligenza superiore al normale, riesce, in un'ora sola, a mettere in mostra una serie notevole di falle di sceneggiatura. Ecco l'elenco:
- convince Mycroft, che è ritenuto l'essere umano più smart dell'impero britannico e che è a conoscenza delle sue capacità, a lasciarla sola con Moriarty, il nemico n.1 dell'impero stesso, nonchè mente machiavellica e sociopatico patentato.
- con la forza del pensiero riesce a sottomettere alla sua volontà tutti gli impiegati di un prigione di massima sicurezza costruita in mezzo al mare solo per lei
- esce e entra dalla suddetta prigione a suo piacere (come? in elicottero? guidato da chi?) e va a spasso a Londra vestita da smorfiosa a lasciare numeri di telefono agli utenti del tfl. e a mandare droni  esplosivi in casa altrui.
-mette su un rebus pazzesco, con tanto di sequestro di ben 4 persone (di cui tre insalamate fuor di finistra) e senza mai cambiarsi il vestito bianco e le ballerine
- trasporta se stessa e tre uomini dalla prigione di massima sicurezza a un casolare in un punto non meglio precisato dello Shire inglese (ah, costruisce anche una stanza fittizzia)
- incatena Watson in fondo a una botola.
Posso continuare, ma poi diventa noioso. E alla fine? Aveva solo bisogno di un abbraccio e un bacino, perchè il suo essere al limite dello spettro autistico in realtà dipendeva solo dalla mancanza di affetto e di amici in infanzia. O forse dai vaccini, chi può dirlo. Sicuramene è bene che i genitori Holmes si astengano da dare consigli di parenting.
Dopo che viene abbracciata dal fratello, comunque, anch'esso un pezzo in là nello spettro dei disturbi della personalità, tutto finisce a tarallucci e vino: a JW che era, fino a un secondo prima, incatenato al fondo della botola viene lanciata una corda, Mycroft si salva off screen, Exx viene rispedita nella stessa cella da cui è andata e venuta a piacere per chissà quanti anni.
Poi arrivano i titoli di coda e boh. Si fa pace con il fatto che Moriarty era solo un escamotage, una macchinazione, un piano ingegnoso. Ma finalizzata a cosa? qualcuno l'ha capito? c'è qualcosa in più che non sia autoreferenzialismo fine a se stesso?
E John Watson, che, per inciso, non si era manco accorto della somiglianza fra il suo nuovo sogno erotico e la sua psicologa, non è stufo di essere solo esclusivamente la spalla minchiona? Ha appena perso la moglie, perdio, ed è un padre di famiglia. Vogliamo parlare di Molly? Meglio di no. Mrs Hudson è l'unica che tiene un minimo alto il nome del popolo femminile, che, come quello maschile del resto, non ha vita proprio, ma esiste solo in funzione di Sherlock Holmes e delle sue follie.
L'happy ending, con riunione familiare al suono di violino in prigione (della serie, "una musica può fare"), Baker Street in ricostruzione e snapshot da famiglia MulinoBIancoSenzaOlioDiPalma è la ciliegina sulla torta, di quelle dei compleanni dei bambini americani, però, che fanno caa e si buttan sempre nel secchio del sudicio.  Nemmeno la rivelazione shock della vera identità di Red Beard, seme piantato lí fin dalla prima stagione, presunta chiave di lettura della personalità di SH, mi ha regalato un momento di gioia; a quel punto era già andato tutto a farsi benedire. Lo squalo era stato saltato e volevo solo andare a letto.
Peccato. Ha perso momentum. Ha perso appealing. Ha perso ironia. Ha perso tutto quello che lo ha reso favoloso per cosí tanti anni. Se, come si pensa, questa è l'ultima stagione, lascia l'amaro in bocca. Meglio restare nel ricordo dell' "Abominable Bride" che invece era degno di essere guardato e riguardato. E impegnarsi a vedere Cumberbatch in Doctor Strange.

Friday, 19 August 2016

DC's Suicide Squad

by Francesco Dì


Prendiamo i classici del rock, quelli che stanno bene come soundtrack per introdurre buoni e cattivi, poi prendiamo i cattivi, perché diciamolo sono sempre più affascinanti e interessanti dei buoni, mescoliamo il tutto. Aggiungiamo il fascino di Will Smith e quello di Margot Robbie, un pizzico di insanita mentale, una buona dose di battute a effetto ed ecco le due ore e dieci di Suicide Squad, produzione Warner Bros basata sui comics DC.
Un'agente governativo (Amanda Waller), spietato come la merda, raccatta i peggio pazzi criminali per avere un'unità di crisi che possa intervenire in caso di attacco di metaumani. La storia si colloca, (finalmente un po’ di continuity anche in DC/WB) dopo Bat vs Sup, infatti si cita la scomparsa del kriptoniano e le problematiche del rapporto con i metaumani. Il film si sviluppa nella maniera più classica per il genere "team che dovrà salvare il mondo" (dopo Tolkien tutto è stato scritto): introduzione dei personaggi, reclutamento, prime sconfitte, affiatamento fra il team, cattivone, vittoria, ma a caro prezzo.
Il primo tempo è di preparazione della squadra, il reclutamento tentando di convincere tutti che sia una buona idea. I personaggi vengono ben caratterizzati, Harley Quinn e Deadshot fanno da padroni: gli viene dato molto spazio nella pellicola, con buon risultato. La trama fila via bene, con apparizioni di Batman, di Joker e vari rimandi ai prossimi film DC (Justice League of America su tutti).
Due parole a parte sul Joker: è sempre affascinante vedere una nuova interpretazione della nemesi di Batman. Leto è un Joker moderno; a passo con i tempi dei tatuaggi, dei fisici scolpiti e dei vestiti trendy. Ci sta, si colloca bene nel film ed è interessante rendere attuale il personaggio. Mi piace la sua interpretazione, i tick, i cambi di umore e di espressione e quella onnipotenza che ha nel fare le cose. Azzeccato! sono curioso di rivederlo in futuro. Tra l’altro è ben “dosato” all’interno del film, senza rubare troppo la scena da Harley. Lei è la numero uno, bella, pazza, innamorata e letale. Azzeccatissima e forse più caratterizzata che nei comics.
Purtroppo, per quanto il primo tempo scorra bene e sia valido, è pessimo il secondo tempo. Il villain di turno a parer mio è totalmente fuori luogo: troppo esagerato e alieno, per la squad avrei visto più calzante un antagonista più metropolitano. Nel secondo tempo il ritmo cala, la novità dei personaggi pure, c’è troppo buonismo soprattutto nel finale.
Il doppiaggio del film non si può sentire, Flag specialmente.
Riassumendo, film godibile due ore piacevoli con dei momenti di buon livello, primo tempo 7,5 secondo tempo 5. La sufficienza la raggiunge, da vedere se si vuole passare due ore spensierate, ma ben lontano da una pietra miliare del cinema supereroistico.
Un piccolo appunto: come nei film Marvel ci sono i riferimenti ai film futuri tipo JLA (Hype per quest’ultima), e questo è un bene: ma per favore, non dopo i titoli di coda!!! E dai, capisco che ¾ di Marvel è copiata dalla DC, ma non vendicatevi così.
Infine qualcosa sul fumetto.
Premetto che non conosco bene il fumetto, dell’universo DC non sono così ferrato, ma ricordo bene la prima volta che fu presentata la Squad, all’interno di un racconto di Supes and JLA (Legends, John Ostrander, Len Wein e John Byrne), dove la Squad è una comprimaria nel plot della narrazione (notare che è la prima apparizione italiana del nostro gruppo di cattivoni). Sono pochi i comprimari di questa apparizione ad essere presenti nel film di Ayer, che è in linea con la Squad moderna del periodo New52 della DC. Qui sotto riporto brevemente una rapida descrizione degli attuali personaggi, per chi sia approcciasse la prima volta a la nostra cara squadra suicida.
I membri del gruppo portato sul grande schermo sono tutti villain più o meno celebri delle serie più famose dell’universo DC.
Deadshot (Will Smith). Creato nel 1950 da Bob Kane, ossia il “papà” di Batman e del Joker, Floyd Lawton è un sicario prezzolato privo di veri superpoteri, ma dotato di una mirra infallibile. Nella sua prima apparizione era anch’egli un vigilante che finisce per scontrarsi con l’Uomo Pipistrello per il dominio nelle strade di Gotham, ruolo che ricoprirà nuovamente (ma solo per un breve periodo) negli anni ’90.
Harley Quinn (Margot Robbie). Personaggio che trova le sue origini nella mitica serie “Batman - The Animated Series”, il cartone animato generato dal successo dei film di Tim Burton e andata in onda (negli Stati Uniti) tra il 1992 e il 1995. Nata come fidanzata del Joker e spalla comica, trova un successo immediato presso il pubblico, tanto da essere inclusa anche nella serie regolare del fumetto. Originariamente, Harley era una psicologa di Arkham, impazzita a seguito di una folle infatuazione per il Joker. Tra i due esiste una tormentata relazione: lei è innamorata, ma la condizione psicologica del Clown Principe del Crimine porta a sublimare il sesso con la violenza, con ovvie conseguenze. A seguito dell’uscita del videogame “Batman - Arkham Asylum”, il look di Harley Quinn è divenuto meno cartoonesco e più sexy, tanto che nei fumetti la sua “divisa ufficiale” è data da un paio di short striminziti.
Capitan Boomerang (JayCourtney). Terzo membro della Task Force X a non avere superpoteri veri e propri, Digger Harkness è però dotato di una mira infallibile che gli permette di colpire con precisione chirurgica qualsiasi bersaglio usando i suoi boomerang. Apparso per la prima nel 1960, è stato una delle nemesi storiche di Flash.
El Diablo (JayHernandez). Il personaggio di El Diablo appare per la prima su “All-Star Western” nel 1970. Il primo a portare il nome fu Lazarus Lane, un contabile del far west che, finito in coma a seguito di un furto, viene resuscitato da uno sciamano per divenire un vigilante. Il personaggio che appare all’interno della Suicide Squad è però diametralmente opposto all’originale: Chato Santana è il membro di una gang dotato di poteri pirocinetici che, dopo aver causato una strage di innocenti nel tentativo di distruggere una gang rivale, si consegna spontaneamente alle autorità.
Killer Croc (AdewaleAkinnuoye-Agbaje). Alias Waylon Jones, altro arcinemico del Cavaliere Oscuro di Gotham. Jones nasce affetto da ipercheratosiepidermolitica, patologia che rende la sua pelle dura e coperta di scaglie come quella di un rettile. Appare per la prima nel 1983 ad opera di Gerry Conway. Più che un cattivo vero e proprio, un reietto la cui deformità finisce per traviarlo socialmente.
Joker (Jared Leto). Personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. Creato da Bob Kane, Jerry Robinson e Bill Finger, è il villain per antonomasia nella cultura pop. Psicopatico, deviato sin nel midollo, è l’incarnazione della risata della follia, che si oppone all’oscura giustizia di Batman. Ispirato a “L’Uomo che Ride” di Paul Leni, tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo. Jared Leto è il terzo attore ad incarnarne le fattezze al cinema, il quarto se si conta anche il televisivo Cesàr Romero.
L’Incantatrice (Cara Delevigne). Apparsa per la prima volta su “Strange Adventures” nel 1966, creata da Bob Haney e Howard Purcell, è la “villain dei villain” nel film di Ayer. Nei comics si è scontrata più volte sia con Supergirl che con Lanterna Verde.
Per ulteriori info fumettistiche vedere i seguenti riferimenti:

Nota di Fede: Io non ho visto il film quindi non posso parlare, ma se tanto mi dà tanto, e da quello che ho letto - e da quello che anche Francesco pare far intendere -, pare che ancora una volta la DC/WB non sia stata all'altezza delle aspettative. Dopo il flop di BvS potevano cercare di stare un po' più attenti. Un po' forse è questione di gusti: i blockbuster di supereroi con pretese di grande cinema li trovo fastidiosi, ma, temo, qua, sempre da quello che ho letto, sia proprio un problema di storytelling. C'è modo e modo di sviluppare trame e al pubblico del XXI secolo non bastano più due botte e due effetti speciali per gridare al capolavoro. Appena posso lo guarderò e dirò la mia nei commenti. Intanto si apra pure il dibattito.


Friday, 15 July 2016

"Before" trilogy


In questi giorni di vacanza, e cioè in questo periodo di limbo dorato in cui la famiglia è in vacanza e io sono sola al caldo a lavorare, mi ero ripromessa di non abbrutirmi troppo, tipo guardando 9 stagioni di un telefilm in due settimane al ritmo di 20 episodi al giorno, mangiando pollo fritto e bevendo birra a letto, come ho fatto l'anno scorso. In effetti mi sto comportando abbastanza bene, mi sto alzando a ore degne nel weekend, sto andando a yoga e ho perfino deciso di interrompere la visione (e ri-visione) dei soliti blockbuster (forse perché li ho visti tutti...) e di darmi al cinema vero.
Mi sono così imbarcata nella visione della trilogia "Before sunrise/sunset/midnight" di Linklater, di cui avevo già visto - e adorato - "Boyhood" e "School of rock" e che non poteva non piacermi. Ho anche imparato una parola nuova: film indie, che non sta per indiano/frikkettone, come ho creduto fino a ora che ho cercato su wikipedia, ma indipendente a basso budget. Devo dire che dopo l'overdose di CGI e botte degli ultimi mesi, stare a sentire due che chiacchierano di amore, vita, filosofia e morte per 6 ore è stata una boccata di aria fresca.
La storia tutti la sanno: in Sunrise, Jesse (Ethan Hawke) e Celine (Julie Delpy) si incontrano per caso su un treno, decidono di scendere a Vienna e camminano tutta la notte chiacchierando, ridendo da bar a bar e, prevedibilmente, ma non meno piacevolmente, trovando una connessione profonda e innamorandosi per salutarsi con l'impegno di rivedersi stesso posto/stessa ora sei mesi dopo. Si lascia intendere che questo non ha da succedere e che quella notte magica è una di quelle esperienze che in molti possono annoverare nei proprio vent'anni, quando era "tutto ancora intero", "si poteva avere tutto per possibilità". Allora si passava le notti a camminare per capitali europee, aprendo il cuore a interlocutori occasionali (leggi anche fidanzato del momento) e si pensava che noi no, non saremmo mai stati schiacciati nelle maglie delle convenzioni sociali borghesi, come ad esempio il matrimonio. Io ho camminato a Parigi, ad esempio, per nottate intere, in attesa della prima metro che ci avrebbe riportato al campus, da bar a bar, club a club, fra una crepes e un kebab, parlando della vita con due persone che poi non ho mai più rincontrato sulla mia strada, ma che hanno animato uno dei periodi più felici della mia vita.
9 anni dopo, in Sunset, mentre Jessie promuove il libro che ha scritto su quella notte in una libreria di nicchia a Parigi, Celine si presenta sull'uscio. Dopo lo sconcerto iniziale - magistralmente recitato - decidono di passare il pomeriggio insieme, chiacchierando dei loro ultimi 9 anni di vita. L'imbarazzo lascia spazio alla leggerezza, la leggerezza alla riconnessione, la riconnessione ai sentimenti e Jesse decide di buttare all'aria la sua vita pur di rivivere quella notte di 9 anni prima. A questo punto hanno una trentina d'anni e sono nel pieno del disincanto: no Dio, no Patria, no Amore; ma nonostante tutto questo cinismo, specie da parte di lei, alla fine si rimettono in gioco. Se fosse stato un film meno intelligente, sarebbe scivolato in un inguardabile mieloso scontato finale. Invece, celato dietro all'immancabile lieto fine, si intravede la pila di merda galattica che, prevedibilmente, sommergerà Jesse nell'instante in cui si ri-avrà dalla notte/i che segue quel  "baby, you're gonna miss that plane" "I know".
Dopo altri 9 anni, in Midnight, ecco che si vedono i residui di quella gigantica montagna di merda - divorzio e figlio oltreoceano per dirne due -, ma Jesse e Celine, nonostante la furiosa litigata in hotel, sono sempre li, capaci di avere una lunga conversazione, o "bullshitting around", per dirla con le parole di Ethan Hawke e tutto sommato passandosela meglio di molti.
Quest'ultimo è l'unico film che ho visto al momento giusto e non con 20 o 10 anni di ritardo ed è forse quello che mi è piaciuto meno: forse, invecchiando, Celine suona un pelo troppo nevrotica e Jesse un attimo troppo patronising. O forse invecchio io e essere messi davanti agli anni che sono passati non è sempre piacevole. Da un punto di vista cinematografico, inoltre, per la prima volta alcune scene, tipo la cena con gente che parla con l'accento del nostro istruttore di yoga, non hanno funzionato: troppo artefatte, in netto contrasto con la consueta spontaneità di tutte quelle viste finora.
Su un piano personale, come ogni 40-something-enne che si rispetti, sposata, seppur per caso, con figli, lavoro a tempo pieno e la vita come tutti la conosciamo, mi sono rivista in circa il 90% delle dinamiche (spero solo di non suonare così "mayor of crazytown" quando mi attacco a tutti i peli del culo per litigare). Ho ancora da decidere se mi ha messo tristezza per come un grande amore possa scivolare nella melassa della routine, incomprensione e disconnessione, o buon umore perché, nonostante tutto, alla fine fra 9 anni ce li ritroveremo di nuovo li, Jessie e Celine, un po' più vecchi e pieni di idiosincrasie, in un altro film, a fare magari i conti con l'emptiness  dei figli che sono andati al college. Perché alla fine, diciamocelo, passato lo shock da passata "passione che strappa i capelli", invecchiare insieme al compagno di sempre ha un suo perché.

Tuesday, 12 July 2016

X-Men Apocalypse


Terza installazione del prequel del primo X-Men (2000), quello in cui Wolverine fa da protagonista, Anna Paquin è una ragazzetta che interpreta Rogue abbastanza male, prima di imparare l'arte della recitazione in 100 stagioni di True Blood e Magneto alla fine è nella prigione di plastica che gioca a scacchi con Professor-X.
Direi il peggiore della prima trilogia, o della seconda, come la vogliamo chiamare, con questi prequel si fa sempre un gran casino con la numerazione (vedi Star Wars).
Nonostante non sia eccezionale, direi che si guarda volentieri, la recitazione è molto spesso buona, così come i dialoghi e l'evoluzione dei personaggi. Ottimo McAvoy nel ruolo del giovane Charles Xavier, che a questo giro perde i capelli. Veniamo introdotti agli X-Men originali ragazzetti: Jean Gray, Cyclops, Storm, Nightcrawler. Ritornano Mystique, Magneto, Beast. Un plauso speciale a Quicksilver al quale va la scena più divertente del film intero - citazione da "Days of future past", forse, perché il montaggio è volutamente analogo.
La trama sa di poco con lo sconto: il primo x-man, cattivone, risorge e arruola quattro fave con il costume dei cavalieri dell'apocalisse per "salvare" il mondo che ha perso la via, leggi sterminare la qualunque. Gli X-Men salvano la baracca, ma il vero ruolo di costui è servire da plot device per la "nascita" del potere psichico di Jean Gray-Sansa, che è tutto su un altro tono di come ce la ricordiamo in "The Last Strand", terzo film della prima trilogia. Anch'esso il peggiore dei tre. Come dice Sansa uscendo dal cinema dopo aver visto il ritorno dello Jedi, "we can all agree that the third is always the worst". Ma insomma in "The Last Strand" Jean è Dark Phenix, ha perso il capo, spazza tutto, ammazza Charles Xavier e alla fine muore per mano di Wolverine.
Io già che c'ero li ho riguardati tutti quanti, così da avere le idee chiare su tutte le pecche di scrittura e continuum temporale, ma se si ammette che dopo "Days of Future Past" la storia si riscrive, allora tutto torna. Forse. Jean Gray/Sansa si trasforma in Jean Gray che si vede alla fine di DoFP e non in dark phenix di TLS e magari faranno un altro film per spiegarci il che succede fra un po' d'anni, se hanno tempo. Ma forse anche no, da quanto dicono alla 20th Century Fox.
L'unico comune denominatore di 7 film è Xavier che tenta di convincere Magneto a credere nel genere umano e stare buono, con argomentazioni pari a quando si cercava di convincere il fidanzato a non lasciarci e poi ci lasciava uguale.
Intanto con questo film si conclude l'epopea di Charles, Erik, Raven e Hank e mi mancheranno.
Ora mi sta prendendo tristezza.
16 anni di X-Men. Il primo visto al cinema multisala di Firenze.
Mi toccherà riguardarli una volta ogni tot anni come si fa con i vecchi film amarcord e ricordare i bei tempi andati, quelli in cui contavo i giorni dall'uscita del secondo Spiderman di Sam Raimi.
Per chi vuole farsi due risate, legga qua la recensione di Leo Ortolani.

Tuesday, 28 June 2016

Game of Thrones S6Ep10 - Winds of Winter


L'episodio si apre a King's Landing, stage principale della puntata, con un suono di campane a un rintocco (a morto, si direbbe a casa mia, tocco quantomeno azzeccato). Tutti si preparano per il processo che sta per avvenire, in cui gli imputati, Loras Tyrell, Cersei Lannister e Maergery Tyrell sono chiamati a giudizio per peccati più o meno veniali, e saranno giudicati da una manica di maniaci religiosi. La colonna sonora al pianoforte è meravigliosa, lascia dentro un senso di attesa, ma anche di pace, ingannevole pace, contrapposta all'incessante e incalzante overdose di adrenalina della scorsa settimana. Maester Pyrcell viene intercettato da uno dei little birds di Qyburn. Intanto Loras confessa tutti i propri peccati, principalmente quello di essere gay, e, in espiazione, chiede di unirsi alle fila dei Faith Militant. Ovviamente nessuno di quei crimini che confessa sono crimini, o almeno non dovrebbero, anche se evidentemente qualcuno la pensa diversamente anche ai giorni nostri, ma sono gravissimi crimini nel Medioevo e per questo Loras è costretto a spogliarsi di ogni titolo e si becca l'incisione sulla fronte, pur di smettere di soffrire. Nel mentre Cersei si agghinda come la matrigna di Biancaneve. Tommen, al secondo richiamo, cerca di uscire dalla sua stanza per andare al processo e viene bloccato da Mountainstein e subito si capisce che qualcosa non torna. Cersei non ha mai lasciato il Red Keep, Tommen non viene fatto uscire dalla propria stanza... qui gatta ci cova. E infatti una marea di wild fire cova negli anfratti della Setta di Baelor, pronta a fare KABOOM e a spazzare via tutti i nemici di Cersei: Tyrells, zio Kevan, faith Militant, High Sparrow, un bel po' di sudditi ricchi e poveri. Sacriifici ritenuti necessari da Cersei Regina Cattiva, che si gode il fuoco d'artificio sorseggiando vino alla finestra. Lo stesso non si può dire del povero Tommen, che una volta vista l'esplosione, si toglie la corona e butta di sotto senza esitazione. La scena è montata sapientemente, con l'inquadratura che passa dalla faccia soddisfatta di Cersei a quella annichilita di Tommen. Per Cersei, in un colpo solo, si avvera la profezia di Maggy the Frog e il sogno di sedere sull'Iron Throne. Ma non è finita. Anche Maester Pyrcell viene fatto fuori da un'orda di bambini satanici e Septa Unella data in pasto al Mountainstein, non prima di sorbirsi la tanto desiderata confessione. Tutto va a meraviglia per Cersei.
Mentre Tommen vola giù dalla finestra, si sente la voce di Walder Frey che acclama "for House Lannister". Il montaggio è volutamente sarcastico, ben poco c'è rimasto di quella casata.  Walder Frey sta tenendo un party, cosa che a quanto pare fa di continuo. Festeggia la vittoria sui Tully e ribadisce l'alleanza con i Lannisters che ora ha anche un motto "The Lannister and the Frey send their regards". Per chi lo avesse mai potuto scordare, sono le parole che Roose Bolton sussurra a Rob Stark, al Red Wedding, prima di accoltellarlo. Jaime non sembra particolarmente impressionato, e ammazza il tempo inscenando la versione medioevale di "haaaaaave you met Ted?" con Bronn. Una delle cameriere gli ammicca in maniera sensuale. Niente di strano. Jaime non è dell'umore adatto, manda Walder Frey a quel paese quando si sente accomunato a quest'ultimo in king's slaying, e se ne va presumibilmente a dormire. Jaime è sulla via della redenzione, gli si legge negli occhi.
Quindi ci siamo giocati una città, un re e probabilmente un'allenza e non siamo nemmeno a metà episodio.
Gilly e Sam arrivano a Old Town. Sam si scontra con la burocrazia locale, ma dimentica presto il disappunto appena mette piede i biblioteca e ha un geek-garsmo. Tutto quel sapere può dare alla testa. E pensare che adesso lo portiamo ogni giorno in tasca, senza degnarlo di uno sguardo. Ok, niente filosofia spicciola: questa roba è paro paro a DwD, anzi manca una parte succosa, che verrà spero ampiamente esplorata nella prossima stagione.
L'inquadratura va su un corvo bianco che da Old Town porta la notizia che l'inverno è arrivo. Quel particolare corvo arriva a Winterfell. Jon, in sala da pranzo, è in preda a un momento di autocommiserazione in rimembranza di quando da bambino veniva escluso dalla tavola degli Stark durante le feste. Melisandre puntualizza che almeno ha avuto un'infazia, una famiglia e delle feste, prima di ammettere di aver bruciato viva Shireen, con il benestare dei genitori, davanti a un Davos leggermente alterato. Tutto a un tratto, non far sedere un bastardo al tavolo di famiglia sembra genitorialità ad alto contatto. Davos giustamente puntualizza che Shireen è stata bruciata per nulla, tutti sono comunque morti e Melisandre non aveva capito una mazza delle fiamme. Poi chiede a Jon di condannarla a morte, mettendolo in imbarazzo: Melisandre lo ha pur sempre riportato in vita e, lui lo sa, gli farà comodo contro il Night's King. Da stratega quale si è dimostrato la scorsa settimana, si libera dall'impiccio bandendola dal Nord. Melisandre se ne parte, nella neve, probabilmente a incontrare la cricca della Brotherhood without Banners, fare comunella con Thoros of Myr e riapparire prima della battaglia finale fra Ice and Fire. "I was ready to die for many years", Dopo la prima puntata non stento a crederlo. Melisandre è, incredibile ammetterlo, un personaggio positivo. Una schiava del Lord of Light, una che, nella sua potenza e nelle sue limitazioni, fa del suo meglio per fare la cosa giusta. Un alto capolavoro di GRRM, che penso lo show abbia dipinto bene. Ricordatevi quanto disprezzo destava nei vostri animi ai tempi delle prime pire e quanto invece, adesso, quello che fa sembra quasi comprensibile. Non sarà l'ultima volta che la vedremo.
Nel mentre lei si allontana, Jon e Sansa dibattono su chi si piglia la camera matrimoniale. Jon genuinamente pensa che lei dovrebbe essere la Lady of Winterfell e lo penso anche io. Se non avesse orchestrato l'arrivo dei cavalieri del Vale, non sarebbero li. L'altra settimana mi chiedevo come mai non avesse messo Jon al corrente, poi ripensandoci, e leggendo altre review, ho capito che l'ha fatto per mantenere l'effetto sorpresa su Jon stesso, che è valoroso, ma, diciamocelo, un po' coglione, con l'ansia che ha di fare sempre quello che è giusto e onesto. Se Jon lo avesse saputo, avrebbe probabilmente mandato tutto a puttane.
Dall'inverno all'estate. Dorne. Finalmente ci hanno dato un motivo per non saltare le scene a pie' pari, e cioè ci hanno servito Lady Olenna che zittisce Sand Snakes su un piatto d'oro. Sebbene fosse chiaro come il sole che splende nello scudo dei Martell, adesso è ufficiale: l'alleanza fra donne cazzute è fatta. Dorne di Ellaria Sand si unisce all'iron fleet di Yara Greyjoy e a quello che resta di house Tyrell per reinstallare Danaerys Targaryen sull'Iron Thrones. Contro Cersei Lannister, in quello che si preannuncia essere l'ultimate catfight - se vogliamo includere anche le due Stark. Le donne in thrones hanno avuto una evoluzione rimarchevole. Da oggetti sessuali e merce di scambio, a regine, conquistatrici, strateghe, streghe, assassine, vendicatrici assetate di sangue. Ogni singola parte del regno ha una donna reggente. Eccetto il Vale, ma chissà. Slowly but steady, hanno sbaragliato le controparti maschili e sono ascese al potere. È un nuovo mondo, quello che vedremo nelle prossime due stagioni, meno forza bruta e più strategia, forse. E se quella non dovesse funzionare, ci sono sempre i draghi. Speaking of which: Dany si libera di Daario Naharis, semplicemente perché non si parte per per l'Erasmus con i sassolini in tasca (leggi fidanzato a casa), it is known. Ottimo monologo di Tyrion, che questa stagione ha avuto ben poche possibilità di vincere un altro Emmy's, ma ci guadagna la spilletta del Hand of the King. Non sembra particolarmente entusiasta, forse perché è consapevole di quanta merda porta.
Ci spostiamo a tavola con Walder Frey, di nuovo, ma stavolta la sala è vuota. WF fa il simpatico con la cameriera di prima, chiede dove sono i figli, gli viene indicata la pie che sta per mangiare con un dito che sporge, la cameriera si toglie la maschera ed è Arya, che non mi risultava avesse imparato l'arte dei 1000 volti, né se li fosse portati a presso, né si fosse dedita alla cucina. Ma tutto questo passa in secondo piano rispetto alla immensa soddisfazione di vedere WF sgozzato, esattamente come fu sgozzata Catelyn al Red Wedding, al suono di "The last thing you ever gonna see is a Stark smiling down at you as you die". God, it felt good. Subito ogni fan del reame perdona i buchi di sceneggiatura, nasconde un sogghigno diabolico e la bavetta vampiresca. Arya, faceless assassin, con i tratti di Lady Stonehearth. Like.
A Winterfell, un inquietante Littlefinger rivela che il suo piano è conquistare l'Iron Throne e avere Sansa al suo fianco. Tenta di gettare un'ombra sul fratello, insinuando che lei dovrebbe essere a capo del Nord. Uno penserebbe che dopo che LF l'ha venduta ai Bolton, Sansa non si facesse mettere in mezzo, ma chi può dirlo. Dopo un po' Jon viene incoronato The White Wolf e King in the North, in seguito a un altro pep talk della decenne Lyanna Mormont. Sansa, che dal post-Ramsay è mono-espressiva, sembra OK con la decisione, finché non incrocia sguardo con LF e allora non si capisce più, se ne abbia paura, o se gli venga voglia di giocare a pericolosi giochi di potere.
Riecco Bran, con Coldhands, che arriva al Wall, che CH non può attraversare per via degli incantesimi. Bran non mette tempo in mezzo e si rifa un viaggio nel passato, riprendendo la visione della Tower of Joy esattamente dove l'aveva lasciata. E si rivela quello che tutta la fandom sapeva, e cioè che R+L=J, che in pratica significa che i veri genitori di Jon Snow sono Lyanna Stark e Rhaegar Targaryen. Non viene detto esplicitamente ma è implicito nella frase "if Robert finds out he will.... (kill him, ndr), you know he will. Promise me Ned". Pensavo che non esistesse persona non al corrente di questa teoria, ma parlando oggi con un amico mi sono resa conto che non tutti passano la vita a leggere forum e review e minchiate su Song of Ice and Fire. Quindi per riassumere velocemente l'antefatto:
Siamo ai tempi della dinastia del Mad King Aerys II Targaryen, il babbo di Dany per capirsi. Lyanna Stark era promessa sposa a Robert Baratheon, mentre il figlio di Aerys, Rhaegar, sposato a Elia of Dorne, sorella del compianto Oberyn Martell, the Red Viper. A una certa, Lyanna sparisce per mano di Rhaegar. Robert, il quale si è fatto ammazzare a cornate da un cinghiale, non era certo noto per la sua posatezza, in preda a follia amorosa, acchiappa Ned e iniziano la ribellione che lo porta a conquistare il trono di spade, con l'aiuto di Jaime Lannister, allora membro della guardia reale, che accoltella il Mad King (scopriamo dopo che lo fa principalmente per salvare la città dall'essere rasa al suolo dal wild fire. Ironia della sorte, ci pesa la sorella in questo episodio). Rhagar viene sconfitto per mano di Robert nella famosa battaglia del Tridente. Vinta la guerra e conquistato il trono, Robert tace sulla strage dei figli di Elia, perché Targaryen e potenziali eredi al trono, perpetrata ad opera del Mountain e ordinata da Tywin Lannister. Dany e Viserys scappano con l'aiuto di Varys a Pentos e il resto è storia. Ned, che non approva infanticidi, se ne va da King's Landing, incazzato con Robert che rivede molti anni dopo in Got S1Ep1. Ned va a cercare la sorella che, fino ad oggi, sappiamo trova morta nella Tower of Joy, dove, dice, Rhaegar la teneva prigioniera. Ned successivamente torna a Winterfell con un neonato, che dichiara essere il suo figlio bastardo e tira su come se fosse suo. Mai nomina la madre del bambino. Il libro è pieno zeppo di indizi sulla verità rivelata in questa puntata, sono contenta di parlarne nei commenti, se volete, ma non sto ad elencarli tutti perché non mi passa più. Il fatto principale è che il buon Jon è, attualmente, il vero erede all'iron throne. Considerando l'espressione che ha dipinta in volto quando lo acclamano King in the North, sarà contentissimo di saperlo. Lui se ne vuole solo stare nelle retrovie a farsi i suoi cazzi e lo mettono sempre in mezzo: prima Lord Commander del Night's Watch, poi King in the North, poi magari Azor Ahai, manco la morte l'ha strappato alle beghe.
L'episodio si conclude con Cersei regina e la flotta e i draghi in partenza per Westeros. Tutti in piedi a guardare l'orizzonte compreso Varys che era a Dorne alcune scene prima. Grandioso CGI di draghi che volano a raso dell'acqua, richiamando alla mente Top Gun.

Mancano solo due mezze stagioni e questo show sarà finito. Mezze perché hanno annunciato saranno di 7 e 6 puntate. Ci sarà una stagione dedita alla riformazione di alleanze e una dedita alla battaglia finale con il Night's King.
Questa stagione è stata acclamata dalla critica come la migliore.  Per me è stata diversa, la prima che ho guardato con il cuore in gola perché, come tutti i fan, non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato. Al di là di voler trovare i peli nell'uovo, perché alla fine la televisione ha da riportare tanti fatti, in maniera seguibile anche dallo spettatore casuale, e non ha il budget di un film della Marvel, ho trovato questa stagione molto bella, ma più scontata, un po' tirata via e con buchi di sceneggiatura qua e là. Non capisco se perché oramai lo show volge al termine e quindi molti fili narrativi devono venire a un capo in un tempo ragionevole o se non me ne sono mai accorta prima, perché già possedevo tutte il informazioni necessarie. Trovo però sbagliato approcciarsi a una serie TV fantasy con aspettative di congruenza e organicità troppo alte. Uno show è uno show. nonostante lo si erga spesso a imperituro capolavoro. Forte di questa prospettiva, ammettiamo che a questa stagione non è mancato molto. Ci ha regalato morti a volontà - alcuni dei quali aspettavamo a gloria, colpi di scena, rivelazioni cruciali e battaglie epiche. Abbiamo visto gli amati Stark risorgere dalle ceneri - ed era anche l'ora-, le donne erigersi a guerriere e reggenti, i personaggi principali convergere verso luoghi comuni dopo 6 anni di diaspora. La scena finale non è un cliffhanger ma la visione mozzafiato di una flotta che salpa verso una grande impresa.
Un anno sarà lungo a passare, ma spero che fra oggi e l'inizio della stagione 7 a aprile prossimo, esca finalmente Winds of Winter. Intanto non ci resta che sedersi, rilassarsi, e, forti della conoscenza del "come va a finire" mettersi li e riguardare tutto dal primo episodio, per assaporare i dettagli e godersi i dialoghi fino all'ultima parola.

Monday, 20 June 2016

Game of Thrones S6Ep9 - Battle of the Bastards


Real time recap, per fare una cosa diversa.
Mi sto approcciando a questo episodio col cuore in gola come se dovessi sostenere un esame. A metà fra il volerlo guardare e il non volerlo guardare. Non vedo l'ora di averlo visto per poterlo riguardare senza avere questo patema d'animo da ignoto. Del resto cosa ci si può aspettare da una che spesso ha letto l'ultima pagina dei libri per poterseli godere.
Dai titoli di inizio ci sarà Meereen e si sarà un sacco di Nord
Ecco che comincia.
Meereen: Tyrion tenta di difendere la sua posizione. Sento il rumore delle unghie che scivolano giù dagli specchi. Dany vuole bruciare tutti, nel suo stile e quello della sia famiglia."My reign has just begun" Fair point Mother of Dragon. WFT. Tre draghi in cielo e l'esercito dothraki a terra. Che spucinio. Navi in fiamme (non tutte, perché fanno pur sempre comodo), soldati abbandonano i master, due su tre master vengono sgozzati, uno risparmiato a testimoniare il non proprio magnanime atteggiamento di grazia della regina. Point made Mother of Dragons.
Nord: una delegazione di Stark e amici incontra una delegazione di Bolton e amici. Ho il batticuore, madonna come è odioso Ramsay. Ramsay chiede la resa, Jon propone una singolar tenzone fra bastardi, Ramsay sghignazza, battaglia è dichiarata. "Your are going to die in the morning, Lord Bolton. Sleep well". La vedo molto male per Rickon. Lo sguardo di Lady Mormon è impagabile.
All'accampamento di #teamJon si fanno piani, Sansa dà consigli inascoltati, Davos cammina come faccio io in questo momento perché non sto nella pelle dall'agitazione, finché non trova il giochino di legno che aveva dato alla povera Shireen e suppongo capisca ogni cosa. Magnifica inquadratura dell'alba.  La notte prima di una battaglia deve essere terribile, o terribilmente eccitante, a seconda di che tipi si è, immagino. Potrebbe essere l'ultima notte della tua vita, infondo, e quindi deve essere memorabile. Io non avrei saputo vivere in tempi così incerti.
Meereen: Yara e Theon hanno raggiunto la meta, offrono a Dany la flotta in cambio del salt throne (lo chiamano così vero? non mi ricordo che abbia questo nome in SoIaF), come predetto fra donne si intendono e forse saremo deliziate da qualche altra scena lesbo. Yara sta lentamente diventando il mio personaggio femminile preferito "we don't demand, but I'm up to anything, really". La prossima stagione vedrà Dany navigare con un improbabile esercito di selvaggi verso Westeros e, ribadisco, se la intenderà con Dorne. Sono sicura.
Nord: ultima mezz'ora è tutta battaglia dei bastardi - e io sto scrivendo dopo i titoli di coda e il trailer del finale di stagione.
Si comincia subito male con Ramsay che gioca al gatto e topo con povero Rickon, che in men che, non si dica, muore. Perché c'è necessità di uno Stark morto per stagione. Da una parte meglio perché almeno ci siamo subito tolti il pensiero. La battaglia è epica. Chi se ne intende dice che è stata una delle migliori battaglie viste un TV, io credo a chi se ne intende. Fatto sta che viene vinta da chi di dovere, #teamJon, in maniera soddisfacente e con l'aiuto di Littleflinger, e l'esercito del Vale, a cui Sansa aveva sapientemente chiesto aiuto e a cui dovrà pagare un prezzo, si suppone, bello alto.
Solo una sfilacciatura: perché Sansa traccheggia nel dire a Jon che ha scritto a LF? Perché tenere nascosta una risorsa del genere? Evidentemente solo per salvare il colpo di scena, che però è molto simile all'arrivo dell'esercito di Stannis che salva Jon durante lo scontro wildlings/crows. Fatto che sta a Jon sempre qualcuno gli salva icculo. Ma non sottilizziamo. Jon è sempre Jon, ha combattuto co valore. Si merita di essersi ripreso Winterfell. Ora che il facile è fatto, ha urgenze più pressanti.
Direi che come twist per cambiare le sorti della battaglia, avrei preferito che Jon Umber fosse stato doppiogiochista, invece di uno stronzo qualsiasi come di fatto era. D'altra parte la mia teoria del complotto già traballava dopo la morte di Osha e, come abbiamo apprezzato l'altra settimana, non essendo GoT Agents of SHIELD, quello che si vede è quello che è: Arya vagabondava per il mercato come una bischera e House Umber aveva davvero tradito House Stark. In questo il libro, spero, ci sorprenderà.
La scena migliore della battaglia, che a differenza di tante battaglie viste, sopratutto nel film di Marvel e DC, non sembra una battaglia di soldatini, per me è stata quella in cui Jon viene quasi sepolto vivo da corpi che stanno restando stritolati dalla morsa della fanteria nemica. La scena è girata dal suo punto di vista, perde fuoco, visuale, i suoni diventano ovattati. Jon sta scivolando nel buio che aveva visto da morto e decide di risorgere, per la seconda volta. Si fa breccia verso lo spiraglio di cielo, fra i corpi ammassati, il sangue e le armi e quando riesce a respirare di nuovo, sente i corni dei cavalieri del Vale che stanno arrivando. Ah, anche Tormund che stacca l'orecchio di Smalljon con un morso ha avuto un suo perché. Ah, anche Wun wun che butta giù il cancello di Winterfell a cazzotti.
E finalmente, dopo tante preghiere, siamo stati deliziati dalla dipartita di Ramsay Snow, Bastard of Bolton, dilaniato dai suoi amati segugi, come io avevo predetto e tanto sperato. Grazie D&D per avermi fatto contenta. Dormirò una notte serena e, se mai avrò un cane, cercherò di non scordarmi di dargli da mangiare. Un'altra sfilacciatura: Sansa non era presente quando Ramsay dice di non aver nutrito i segugi per 7 giorni, e, suppongo, la sera al campo Jon and C. avessero argomenti più urgenti da discutere che riportare le bravate del bastardo. Ma insomma di nuovo non sottilizziamo.
C'è solo un piccolo tarlo che ho piantato nel cervello. "You can't kill me, I'm part of you now"... L'ultimo trick, l'ultimo colpo basso, l'ultima terribile giochessa del bastardo dei Bolton. Non sarà mica Sansa incinta? "your words will disappear, your house will disappear, your name will disappear, all memories of you will disappear" e se è incinta, che intende fare del bambino? e comunque, chi è quella che veste i panni di Sansa Stark?
"they are loyal beasts" "they were, now they are starving".
Giustizia è fatta, vendetta è consumata, lo stendardo degli Stark sventola giù dal suo legittimo muro. Abbiamo perso Wun Wun e Rickon, ma non c'è guerra senza perdite. Amen e buonanotte.
Che puntata. Che puntata!