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Thursday, 11 April 2019

Fede scopre Netflix

Ho ceduto al lato chiaro e ho fatto account Netflix. Con esso, mi si è aperto un mondo di meraviglie. Netflix è la cosa migliore capitata al genere umano negli ultimi 20 anni. Netflix è mio amico, mi capisce e mi ama più del vino, della birra e della cioccolata (e non ha calorie). Io amo Netflix e gli sarò fedele finchè morte - o HBO - non ci separi.

Per celebrare questo grande amore, ecco a voi la recensione di una piccola percentuale di quello che mi sono sparata ultimamente, ma siccome domenica inizia l'ultima stagione di Game of Thrones, mi devo accontentare di recensire solo qualcosina, perchè il tempo è purtroppo quello che è.

Medici - The Magnificent (season 2) 
Notevole. Meravigliosamente girata. Ultimamente mi sono appassionata agli show d'epoca, ma sono anche diventata ficosa e non mi piace tutto. E con Netflix, ciò che non mi piace, semplicemente non lo guardo. Medici - Master of Florence (S1) era notevole, ma questa seconda stagione mi pare anche meglio. Lorenzo il Magnifico è magnetico, bello come il sole (questa parte manca di accuratezza storica, a quanto pare), intelligente e delicato come colui che la storia canta come patrono del rinascimento fiorentino. La storia inizia - e finisce - con la Congiura dei Pazzi, che tutti sanno come va a finire, almeno qua non ci sono colpi di scena o rischio di spoiler. Tuttavia la stagione ci regala anche un abbozzo di Red Wedding di noiattri. Jacopo de' Pazzi muore impiccato, insieme al nipote Francesco. Sean Bean interpreta Jacopo mantenendo il primato di attore perfetto per morire sullo schermo di qualche morte violenta. Lorenzo ascende al potere, politico di spicco e patrono delle arti, e perde parte della sua purezza d'animo nel processo, come purtroppo deve essere, il tutto mentre Botticelli concepisce la Venere. Di nuovo, le donne del rinascimento mostrano i controcoglioni, dall'immensa Contessina (che appare nei flashback) a Clarice Orsini, per finire con Simonetta Vespucci, che - non lo sapevo - fu musa ispiratrice di Botticelli e Poliziano. Non si può chiedere di meglio. Unico neo: qualcuno potreva insegnare al cast intero la giusta pronuncia del nome Lorenzo!

The crown
E' la storia della nostra adorata regina Elisabetta di Inghilterra, con i suoi cappellini e i suoi intrighi di corte. È storia per davvero, non saprei dire quanto accurata. Lo show e' estremamente ben fatto, episodi da un'ora l'uno, ognuno che gira intorno a un fatto certificato di storia inglese. La Fede che ha abbandonato i supereroi (per il momento), ha molto apprezzato questo elemento, anche se si chiede come la possano aver presa lei, la regina, e il principe Filippo, a vedersi sullo schermo così rappresentati.

The Kominsky method
Una piccola perla, che non sconta nemmeno un anno a un ottimo Michael Douglas (Golden Globe per migliore attore), e non lo fa, perchè il punto dello show è proprio quello: come due amici di successo si confrontano con la vecchiaia, la malattia e la definitiva partenza delle persone intorno, che giorno dopo giorno diventa parte della vita quotidiana. Ultimamente penso un sacco all'invecchiare, al corpo che non risponde come un tempo, alla pelle macchiata, alla pancia che porta i segni degli anni e delle gravidanze. Questo show è cascato a puntino, e, se non mi ha dato particolare conforto, mi ha fatto riflettere sul fatto che siamo tutti sulla stessa barca, che va... e va lasciata andare.

Bodyguard
Ammetto che la storia non sia delle migliori mai scritte, a metà fra lo scontato e il poco credibile - nell'accezione rocambolesca del termine - per un poliziesco. Un po' troppo James Bond, insomma; ma, gesummio, Richard Madden è sublime.  

Lucifer
Chi e' stato un fan di Castle, non può che apprezzare questo show. Anche il cognome della poliziotta cazzuta suona simile (Becket vs Decker). Per chi come me adora il supernaturale, qui c'è il valore aggiunto degli angeli e i demoni, degli esseri celesti e della umanizzazione degli dei. Diciamo che, nella dinamica della risoluzione dei casi, Lucifer e' davvero molto simile a Castle, e probabilmente a tutti i copycat. Quello che ho apprezzato un sacco qua invece, e' la descrizione del mondo terreno e ultraterreno vista dagli occhio del Diavolo in persona. Si scopre il suo punto di vista. Lui, the Lord of Hell, che non e' cattivo, ma punisce i cattivi nel nome della giustizia. Lui, l'invincibile, l'immortale, il figlio prediletto caduto, si scopre vulnerabile, come tutti noi miserabili, davanti a sentimenti che non capisce. Lui non e' altro che uno pieno di "daddy's issues", che viene da una famiglia disfunzionale, con le dinamiche di tutte le famiglie del mondo.

The umbrella academy
Non c'è niente, ma proprio niente che non si sia già visto.

Ho anche guardato "The chilling adventures of Sabrina" e - sopratutto - "Madame Secretary", ma mi tengo le review per quando finiscono le stagioni in corso, che non ho ancora visto.

Ora, siate pronti che *Winter is Here* e da lunedì prossimo sarò sensibilemente più attiva.




Friday, 2 November 2018

Altri 4 film assolutamente da vedere, seppure non nuovissimi

Fantastic Beasts and Where to Find them (2016)
No, a noi non verra' mai a noia il fantastico mondo di Harry Potter. Mai. Quindi, i 30 prequel sono piu' che benvenuti, cosi' come i sequel, gli spettacoli teatrali, i balletti, le improvvisazioni e anche le recite scolastiche.
Si, noi ameremo qualunque cosa parli di magia, cattivi, mostri, e bacchette e incantesimi.
Si, a me mi piacciono parecchio sia Eddie Redmayne che Ezra Miller (che ora che mi ci fate pensare, ho visto anche Trainweck - 2015 - che consiglio vivamente; e Justice League - 2017 - da cui consiglio vivamente di scappare a gambe levate).
Si, io non riesco a parlare male di niente che riguardi il mondo di Harry Potter ed ad essere obbiettiva, anzi, data la situazione polico-sociale mondiale, scappare a Hogwarths mi sembra l'unica soluzione possibile. In altre parole, non vedo l'ora che esca il secondo film, che a quanto pare parlera' delle origini di Nagini.


Brooklyn (2015)
Meraviglioso. Il film che mi ha fatto conoscere quella rivelazione incredibile che e' Soirse Ronan, una perla di poesia, un piccolo capolavoro di recitazione. New York visto dagli occhi degli immigrati dei primi anni '50. I sogni e le speranze di una giovane irlandese che lascia il proprio mondo per cercare fortuna nella terra dei free e dei brave. Una giovane emigrata che non sa piu' dove e' casa. Home is home. E allora tornare a casa, con tutti i problemi da cui si e' fuggiti, ma con tutti gli odori, i sapori, gli affetti che ci hanno circondato crescendo, o restare nella casa adottiva, dove tutto e' nuovo e possibile, ma nulla davvero parla di noi, diventa la scelta piu' difficile che si possa fare.
Diciamo che "ralatable" per una emigrata come me (si, lo so che siccome sono bianca e professionista mi dovrei chiamare "expat", ma il termine mi sta pesantemente sul culo) e' il minimo che possa dire di questa gemma cinematografica.



Spotlight (2015)
Ho aspettato un sacco prima di trovare il coraggio di guardare questo film, nonostante tutti me ne parlasseno benissimo, perche' il tema trattato mi raccapriccia. Il tema trattato, la pedofilia interna alla  chiesa - nel caso del film di Boston -, mi stringe lo stomaco e mi da il vomito, anche solo a batterne le parole sulla tastiera. Eppure e' una storia vera. Eppure e' una storia attuale, che sembra ripertersi ancora e ancora, che le gente deve sapere. Il film e' fatto bene, mai esagerato, mai una scena fuoriposto, gratuitamente scabrosa, falsamamente buonista. Solo i fatti, dalle labbra delle vittime, cosi' come sono stati ricostruiti dall'inchiesta della squadra del Boston Globe, interpretata da un cast eccezionale. Come si possa approfittare di quel misto di onnipotenza, infallibilita' e senso di colpa che solo la chiesta cattolica riesce a inculcare nella testa di un bambino e' davvero disumano. Un delinquente, per lo meno, e' un deliquente. Ma un cazzo di prete ha anche l'autorita' dalla sua, ed e' doppiamente colpevole. Poi chiedetemi anche perche' la chiesa mi da schifo.




The Grand Budapest Hotel (2014)
Un altro capolavoro, che di nuovo vede Soirse Ronan come attrice di supporto. Uno di quei film che arrivi alla fine e non sei sicuro di aver capito bene che cosa hai visto, ma che ti e' piaciuto un sacco lo stesso e che ti proponi di riguardare il prima possibile. Ambientato fra la prima e la seconda guerra mondiale nella repubblica inventata di Zubrowka, parla delle avventure del mitico Gustave H, concierge del famoso Budapest Hotel, e del suo impiegato Zero, che poi diventa anche complice ed amico. C'e' di mezzo un omicidio, un dipinto e un sacco di follia. Godetevi 1h e 39 min di ottimo cinema e buon weekend.









Friday, 12 October 2018

Un altro po' di 2016 per gradire

Non avevo finito il 2016 dopotutto. Ma con questo post finisce per davvero, e c'è anche qualcosa del 2015. Come è possibile constatare qui di seguito, io evidentemente mi fisso con gli attori e coi registi. Oppure questi sono dappertutto.

La la land (2016)
Acclamato come il più grande capolavoro dell'anno, l'ho iniziato due volte senza riuscire a passare oltre la canzoncina iniziale sulla superstrada di LA. Poi qualcuno mi ha detto che dovevo avere pazienza e che dovevo resistere e allora mi son fatta animo e l'ho guardato tutto. Ora io non sono un'amante dei musical (eccezione fatta per Mama Mia) e quindi era scritta che non mi facesse impazzire. Non è male, ma ora tutta questa acclamazione non la vedo. Però ammetto che forse mi sono persa qualcosa per la strada.
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Arrival (2016)
Mi è piaciuto e anche parecchio. Uno dei pochi film di fantascienza visti di recente che ha qualcosa in più di solo azione e CGI. Eccezionale Amy Adams nella parte di Louise, la linguista che aiuta a scioglere il codice linguistico alieno. Deve essere stato un gran sollievo per lei finalmente girare un film decente, dopo il ruolo di Lois Lane nella saga di Batman. A parte il sarcasmo anti DC, Arrival è uno di quel film che confondono i buoni e i cattivi, altenano piani temporali, variano il passo di continuo e ti tengono confuso e appeso allo schermo a bocca aperta fino alla fine. Il finale poi, è uno di quei finali che ti lasciano pensare per giorni anche alla vita tua, al fare delle scelte che portano inesorabilmete a tutta una serie di eventi ad esse concatenati. E se si sapesse già l'esito di quegli eventi, e diciamo l'esito non è a lieto fine, si farebbero lo stesso le stesse scelte? o no? E non facendole, ci negheremmo consapevolemente tutta la gioia che quelle scelte hanno portato, nel viaggio verso l'inesorabile non lieto fine? Louise dà la sua opinione, voi avrete la vostra, io ancora ho da elaborare la mia.


Maggie's plan (2016)
Come spesso mi succede io mi fisso con gli attori, e a quel tempo mi ero fissata con Ethan Hawke e avevo guardato tutta la filmografia di Linklater. Poi è uscito Maggie's plan e, sebbene ancora non conoscessi Greta Gerwig, era scritto che lo guardassi. La trama è piuù o meno questa: Maggie incontra John, John è spostato, John e Maggie si innamorano, John divorzia, poi le cose vanno storte. E allora Maggie attua il suo piano. È uno di quei film che mi piacciono adesso, una commedia indie, scontata quanto basta, semplice eppure profonda, scritta con intelligenza e con un cast terrificante. Non è un capolavoro, ma vale spenderci quei 98 minuti della vostra vita che altrimenti buttereste via su Facebook.


Aloha (2015)
Gesù... Nemmeno Emma Stone, e tutto il cast multimilionario, ce la fa a salvare 'sta cagata. Si guarda eh, ma è una sequela di stereotipi e scontatezze fa inizio a fine.


Mistress America (2015)
Un altra pellicola indie che vale assolutamente la pena guardare. La commedia che mi ha fatto conosce Greta Gerwig. La storia è narrata da Tracy (Lole Kirke), freshman a Columbia University, la cui esperienza newyorkese non si sta rivelando così eccitante come aveva pensato. Almeno finchè non incotra la futura sorellastra Brooke (GG), che, almeno apparentemete, vive il glamour della grande mela, con il suo appartmento a Time Square, il suo fare tutto e nulla e i suoi sogni da imprenditrice. Scritto con intelligenza e sarcasmo, mi ha fatto ripensare a tutte quelle volte in cui mi sono sentita fuori posto in una situazioni in cui si addiceva mi divertissi un mondo. Quando tutti stavano avedo il time of their life e invece io volevo solo andare a letto. Mi ha riportato a tutte quelle volte, a Londra, in cui sentivo solo la fatica e l'alienazione della grande città e non mi pareva di godermi nessuna delle miriadi di cose che la città mi stava offrendo. E poi, come Tracy, ho trovato il mio posto.




Sunday, 7 October 2018

film recenti, diciamo usciti dal 2016 in poi n.4

Ultima installazione dei film recenti (2016 in poi)
4 film piacevoli, nessun capolavoro e una non inaspettata cagata

Me before you (2016)
Un altro film che ho guardato unicamente per vedere come Emilia Clarke se la cava senza indossare i panni di Danaerys Targaryen Mother of Dragons, etc.
Se la cava decentemente, nella parte della badante di un giovane ricco e paraplegico.  Il film è scontato per certi versi, triste da morire, ma, fra un outfit interessante e un altro, tocca un tema importante e non molto discusso come il diritto al fine-vita. Ha pennellate poetiche qua e là, una bella fotografia della campagna inglese e citazioni interessanti come "You only get one life. It's actually your duty to live it as fully as possible"



From nowhere (2017)
Per qualche motivo questo film ha avuto una scarsa ricezione. Invece tocca un tema cruciale, nonchè più attuale che mai, che è quello degli immigrati senza permesso di soggiorno in USA - ma, onestamente, ovunque, Italia compresa di questi tempi. È la storia di tre adolescenti che stanno per finire le superiori nel Bronx e, per iscriversi al college e avere un futuro, devono metter in regola i documenti. Non che certe cose non le sapessi più che bene essendo io stessa, se pur in una posizione super privilegiata, un immigrato. Ma il film mi ha ricordato, come se ce ne fosse bisogno di questi tempi, di quanto cose che certi di noi hanno il lusso di dare per scontate, per - oserei dire - la maggior parte dell'umanità siano appese al filo del volere di qualcun altro, che spesso ne fa solo una battaglia politica.

Hunt of the Wilderpeople (2016)
Se vi piace l'accento della Nuova Zelanda e vi volete fare due risate, guardatelo. Questo film non ha senso, ma è fine commedia.


Inferno (2016)
Dan Brown. Hollywood production. Siete avvisati.



The beautiful fantastic (2016)
Una tizia, che oserei definire "socially awkward", diventa amica dell'anziano vicino di casa attraverso il giardinaggio. Una di queste pellicole un po' così, come fu Amelie un tempo, che ti lasciano a metà fra l'infastidito, l'intenerito, il sorriso sulle labbra, e gli occhi alzati al cielo.






Wednesday, 26 September 2018

film recenti, diciamo usciti dal 2016 in poi n.2

Faro' del mio meglio per ottimizzare e sfruttero' questa mia assolutamente deprimente pausa pranzo davanti al PC, fra una grant e un paper. Colonna sonora di Call me by your name in cuffia. Una addiction e' un'addiction.

The Ottoman Lieutenant (2017)
Vedi ieri per cast contente attori di GoT. Qui abbiamo Michiel Huisman (Daario Naharis). Ampiamente criticato da tipo tutti (18% su Rotten Tomatoes) per by-passare un tema delicato come il genocidio armeno con una storiella d'amore, a me il film di per se non ha fatto del tutto schifo. È appunto una storiella d'amore ambientata durante la prima guerra mondiale. È un limite mio, non riesco a incazzarmi con un film per inaccuratezze storiche, anche se mi rendo conto che non fare menzione del genocidio armeno per mano del governo ottomano non sia da mettere sullo stesso piano di qualche dettaglio sbagliato nello show dei Medici. Insomma se non avete di meglio da fare e siete al quinto film su un volo per l'Australia e avete visto tutto il resto, che vi dico... la fotografia non e' male.



Battle of the sexes (2017)
Figo.
Io, ignorante come un ciuco, non sapevo manco chi fosse Billie Jean King (Emma Stone), ed a questo serve appunto il cinema: a colmare vuoti di ignoranza. Per chi e' ignorante come me, Billie Jean King era una tennista professionista, che ha vinto un sacco di roba e che, nel 1973, a 29 anni, vince la cosidetta battaglia dei sessi, dove si scontro', battendolo, con Bobby Riggs (Steve Carell), qui a Houston! Il film e' la storia di quella memorabile partita, combattuta principalmente per contrastare il sessismo, sia verbale che quantifiabile in gap di salario, presente allora (e ancora, viste le ultime scene miserrime con/su Serena Williams) profondamente nel tennis. BJK e' anche gay, e pare sia stata una delle prime atlete di fama mondiale a fare coming-out. Un altro film, quindi, che tocca temi LGBT e, attualissimi, di diritti delle donne, uguaglianza fra sessi, razze e orientamenti sessuali. The time is up, people! Se non sei un maschio bianco etero, e' il tuo momento per incazzarti e far sentire la tua voce. Se sei un maschio bianco etero e' invece il tuo momento di a) stazzitto, b) sostenere chi ti urla accanto.


Three billboards outside Ebbing, Missouri (2017)
Acclamato dalla critica, e' la storia di una madre che, per spronare la polizia locale a far luce sull'omicidio della figlia, appende tre cartelloni appena fuori dalla citta' di Ebbing, in Missouri, incitando il capo della polizia a muovere il culo e indagare. I tre cartelloni scatenano tutta una serie di reazioni, piu' o meno legittime, della popolazione locale, di cui il film fornisce un ritratto crudo, violento e realistico. Bah. Mi e' forse sfuggito il messaggio, ma a parte dipingenre il MidWest a tinte fosche, tanto da far passare la voglia di uscire dal Texas, non mi ha detto granche'.


Ferdinand (2017)
E' un cartone su un toro a cui piacciono i fiori e non vuole fare la corrida. A Fabio e' piaciuto parecchio. (Ok penso che il messaggio sia che l'abito non fa il monaco).



E con questo si conclude il 2017 (almeno che non mi venga in mente qualcos'altro).
Per farla breve: guardare assolutamente Call me by your name, Lady Bird e Battle of the Sexes.
Il resto puo' aspettare Netflix.



Tuesday, 25 September 2018

film recenti, diciamo usciti dal 2016 in poi n.1

"Call me by your name" meritava un post a parte perchè è schizzato definitivamente in vetta alla mia classifica personale di film-che-creano-dipendenza (non mi succedeva di entrare in loop così tanto dall'ultima puntata di GoT).

Tutto il resto puo' essere raggruppato in una serie di post che dividerei nel seguente modo
4 film a post con relativi trailer (prego!)

- film recenti, diciamo usciti dal 2016 in poi
- film per i quali sono arrivata dopo i fohi ma menomale m'è girata di guardare
- supereroi

Allora cominciamo al 2017-2018 - Superoi esclusi

Lady Bird (2017)
Iniziamo con squilli di trombe e rulli di tamburi questa sfilza di film visti dalla Fede. Lady Bird, che ha fatto il record su Rotten Tomatoes con il 100% per non so bene quante settimane di fila, è in effetti una bella produzione. Soirse Ronan, come al solito, fa da sola il film - o meglio il film è un elogio alla sua bravura. La storia racconta le vicende di una ragazza di Sacramento, CA, all'ultimo anno delle superiori, che semplicemente vive gli alti e bassi dell'ultimo anno delle superiori, in una scuola cattolica di una cittadina ai piedi della grande città (San Francisco). Le scene si susseguono fra litigi con la madre, scelta del college, fidanzati, gioie e dolori. Far finta di essere quello che non si è. Sentirsi in trappola perchè si crede che la vita sia altrove, e accorgersi 2 min in ritardo che invece casa era casa. No, non mi ci ritrovo, se a qualcuno interessa. Per me la vita era davvero altrove, non a Pistoia.



Love, Simon! (2018)
È chiaramente il grande momento dei film LGBT - e menomale che lo è. Mi pare di aver fatto presente di guardare assolutamente Call me by your name - per la cronaca, non mi esce di mente. Moonlight, che non ho ancora visto, ha pure vinto Oscar. Come ha detto Guadagnino in una intervista, almeno un pezzo di mondo colto è pronto all'uguaglia e il cinema si muove con esso. Non so se qualcuno si ricorda lo scandalo che creò Brokeback Mountain nel 2005. Niente di tutto questo sta succendo adesso, e, scusate, ma questo mi rende un minimo di fiducia nell'umanità, persa alla fine del tre elezioni del 2016.
Love, Simon! è una commedia, con recitazione e regia da commedia, ma tocca temi seri e assai attuali come il cyberbullismo, il coming-out alla scuola superiore e la voglia legittima di uscire allo scoperto e vivere una grande storia d'amore. Imperdibile? No. Piacevole? Assai!


King Arthur: Legend of a sword (2017)
Da quando Game of Thrones è Game of Thrones, qualunque produzione britannica che voglia avere almeno una possibilità di pareggiare al botteghino, mette nel cast almeno un paio di attori di GoT, così la gente come me magari guarda il film. Qui abbiamo Littlefinger e Rose Bolton. Perchè, diciamocelo, nessuno sentiva il bisogno dell'ennesima produzione su re Artù. Detto questo, il film fa del suo meglio per settare un tono diverso da qualunque storia di Camelot vista in precedenza, con dialoghi veloci e quasi in rima, scene confuse e accattivanti che non ti lasciano il tempo di riprendere fiato, mostri improbabili e merlino donna. Ma il risultato finale è meh. Ma guardatelo, se siete in crisi da GoT, perchè abbiamo battaglie a gogò, accenti alla Winterfell e musiche celtiche. Un fix vale l'altro.



The space between us (2017)
L'idea del ragazzino nato su Marte, cresciuto da scienziati, supergenio, che trova la ragazza sulla Terra e prende un razzo per andare a incontrarla era pure figa. Il film di per se non è tremendo, ma, come Passengers, scade un po' troppo alla svelta in una romcom iperspaziale, estremamente prevedibile e un attimo mielosa. Sull'aereo OK, ma non vale la pena di spenderci un soldo.


E con questo si conclude il primo blocco di 4. A domani. E guardate Call me by your name. Alla TV più grande che avete, non come me, scema, che l'ho guardato sull'iPhone.


Tuesday, 29 August 2017

GoT S7Ep7 - The Dragon and the Wolf

81 Min di cuore in gola, di nodi che vengono al pettine, di relazioni (incestuose) che finisco e altre che iniziano. Ma sopratutto, 81 min di reunions, che poi sono state per me la parte meglio dell'episodio. Un episodio dal passo veloce, troppo veloce di sicuro per qualche plot, ma che invece lascia ampio soddisfacente spazio al gioco dei troni, sopratutto quello bagnato di vino, che dopo tanto fantasy, ammettiamolo, ci mancava.



King's Landing. Inquadrature mozzafiato di eserciti e cavalli, della capitale, della flotta. Ci si prepara per il grande meeting. A Cersei verrà presentata evidenza inconfutabile dell'esercito dei morti e chiesto un armistizio. Nel mentre quasi tutti i nostri personaggi preferiti sono insieme nell'arena: amici, ex-amici, amici ritrovati, novelli nemici e vecchi antagonisti. Bronn e Pod, Bronn e Tyrion ("you can suck his magic cock later"), Pod e Tyrion ("A pleasant surprise in an unpleasant situation"), Hound e Brienne che infoma Hound che Arya è viva e vegeta anche se leggermente psyco ("the only one that needs protecting is the one that gets in her way" "it won't be me"), Claganebowl ("you know what's coming for you, you've always known"), Brienne e Jaime ("fuck loyalty"). Il Dragonpit e' un vero colosseo in Spagna, ovviamente magnifico. La scena è appositamente spoglia di particolari, minimalista nei dettagli, perfetta per lasciare spazio alla presenza ingombrande di tutti questi personaggi, al gioco di sguardi, alla tensione data dai vecchi odi e rancori che devono lasciare spazio alle nuove necessità. Le regine si incontrano ("We've been here for sometimes" "My apologies"), Tyrion e Jon spiegano il per come e per quando a una unimpressed Cersei ("they are about to became one million more soldiers in the Army of the Dead" "I imagine for most of them it would be an improvement"), si giocano la carta wight, tutti si cacano sotto, Jon spiega scienticamente come liberarsene. Qyborn non si capacita di quanto possa imparare sulla morte da questo oggetto meraviglioso che gli si agita davanti - ricordiamoci che era stato bandito dalla Citadel per sperimentare sui vivi al fine di impare la morte, invece che il contrario, e cioè sperimentare sui morti per imparare a curare i vivi. Euron dichiara di tornarsene all'Iron Island (i wight non sanno nuotare), ma non manca di ammiccare a Dany che, se anche lei se ne torna a Dragonstone, magari restano gli unici due al mondo con il compito di ricreare il genere umano. Cersei acconsente all'armistizio qualora Jon dichiari neutralità nella successiva guerra per il trono, Jon fa la solita figura del coglione, Cersei se ne va con nulla di concluso ("The deads will come North first. Enjoy dealing with them"). Tre puntate e un drago dopo siamo al punto di partenza. Sennonchè Tyrion va a parlare con la sorella regalandoci una scena di quelle dei vecchi tempi. Tyrion è l'unico, in tutta Westeros, che riesce a far perdere le staffe a Cersei. Sono due o tre stagioni, cioè da quando Tyrion ha lasciato KL, che Cersei non fa che sventolare calici di vino, sputare sentenze e ammazzare con nonochalance nemici giocando a chill-out queen ("I don't care about making the world a better place, hung the world"). Con Tyrion non ce la fa, il gioco si fa duro, anche se lei ne ha imparato bene le regole ultimamente. Prima hanno un cuore a cuore su Tywin, durante il quale Cersei, perse del tutto le staffe, ammette che dopo la morte di Tywin tutto è adato a puttane per i Lannisters. Considerando che lei è salita al potere in seguito alla sopra citata morte, non si sta facendo un gran complimento. Poi ammicca alla gravidanza, Tyrion magari sfrutta la gravidanza per convicerla a accettare armistizio, Cersei magari sfrutta la gravidanza per raggirare Tyrion. O magari si appattano off-screen su qualche WTF affare che ci verrà presentato l'anno prossimo. Comunque sia, Cersei se ne torna indietro al Dragonpit - interrompendo un altro momento romantico di J+D -, e acconsente a lottare a fianco del Nord, cosa che puzza di trappola peggio di un mercato di pesce, ma che al momento viene applaudita come cosa gradita. Quello che non mi spiego è perchè esattamente ci sia bisogno di convincere Cersei all'armistizio. Anche se dovesse continuare nella conquista di Westeros mentre il nord è impegnato nella Great War, è davvero un problema? Non ci si può pensare DOPO che si è sconfitto il Night King. Ora, se tutta questa manfrina è stata progettata per reclutare alleati è una questione diversa, ma non era quello lo scopo iniziale. Era solo quello di negoziare un armistizio, che non mi pareva la principale priorità. È anche vero che, se questo incontro non ci fosse mai stato, e Dany avesse lottato a nord con tutta la sua armata, le perdite subite le avrebbero reso complicato l'affrontare i Lannisters in un secondo momento. Ma ci avrebbe guadaganto le casate del Nord. Boh, so un tubo io di strategie di guerra. Io sono per la pace universale.
Dopo un po', il buon Jaime cerca di chiamare a raccolta l'esercito, quando Cersei scopre le carte e spiega all'incredulo gemello che era tutta una messinscena, che lei non ha alcuna intenzione nè di tenere fede all'armistizio nè tantomeno di lottare al fianco di Jon e Dany e che ha, in verità, spedito Euron a raccattare la Golden Company. Jaime è senza parole, e questa è la goccia che fa traboccare il vaso della loro relazione, con due stagioni di ritardo rispetto al libro. Jaime ora è uomo di onore e intende mantenere la promessa data, così cavalca verso nord da solo, a porgere non so bene quale aiuto con una mano sola, all'armata dei vivi. Redenzione completa. Ora lo voglio vedere insieme a Brienne e sono appagata. Nel mentre lascia KL, cade il primo fiocco di neve, winter has come a sud, e l'arco si chiude con una serie di meravigliose inquadrature della capitale che silenziosamente si ricopre di neve.
Dragonstone: il gruppazzo decide l'itinerario del viaggio, Jon vuole navigare nord con Dany - shall we have #boatsex? - Jorah dice che no Dany dovrebbe volare a nord - please no #boatsex - dany acconsente a navigare nord - yes, #boatsex please, sono in astinenza da una stagione intera. Povero Jorah. Poi Jon inspira Theon a fare la cosa giusta e Theon corre a salvare Yara. In tutta la scena, abbastanza toccante, che sa di onore e di meritata redenzione, Jon butta li una frase potenzialmente interessante "you don't need to choose, you are a Greyjoy and a Stark". Il ragazzo sembra OK con la doppia nazionalità.
Winterfell: Un altro creepy tet-a-tet fra Sansa e Littlefinger in cui Sansa discute la decisione di Jon di inchinarsi a Dany e le turbe psichiche di Arya. Dopo qualche scena, Sansa chiama a raccolta tutti i suoi bannerman e i cavalieri del Vale in quella che sembra un processo a Arya e che invece si rivela essere un processo a Littlefinger, che viene alla fine condannato a morte per omicidio e tradimento. Questa ammetto è l'unica parte dell'episodio che mi ha lasciato amaro in bocca. Capisco la necessità del WTF moment, del twist e della morte illustre, ma avrei gradito che ci avessero mostrato un minimo di più delle trame dei fratelli alle spalle di LF. Il processo è lampo. Accusa, niente difesa, sentenza e esecuzione. Il pubblico non batte ciglio, Yohn Royce non si stupisce manco: erano tutti al corrente di tutto meno che LF? Quanto è plausibile da 1 a 10 questo scenario? Il maestro assoluto degli intrighi che si fa fottere così? E poi, un esempio sublime di giustizia sommaria, alla Cersei proprio: a LF non viene nemmeno data la possibilità di un processo giusto che viene sgozzato, senza evidenze di colpa, a parte la parola di Bran, che vabbè che è magico, ma a questo punto viene elevato a livelli di onnipotenza lievemente fastidiosi. Mi sarei aspettata qualcosa di meglio per Lord Baelish, che è stato, per almeno 5 stagioni, uno dei migliori personaggi dello show.
Un paio di scene dopo, Sam arriva a Winterfell e scambia intel con Bran sulle vere origini di Jon Snow, che è confermato figlio di Rhaegar Targaryen e Lyanna Stark, e, per di più, figlio legittimo e, come tale, vero erede all'iron throne. Il tutto ci viene rivelato tramite Bran che agisce da voce narrante mentre...
Boat: ...Jon e Dany, dopo varie puntate di occhi languidi, consumano la loro relazione (#boatsex). Il montaggio è perfetto ("He loved her and she loved him") anche se avrei preferito una scena di amore più lunga, soprattutto con un po' più di preambolo. Invece dopo 7 episodi che si smania, ci regalano solo una bussata alla porta e un paio di occhiate. Vabbe che prima al Drangopit avevano avuto tutto il tempo di flirtare dell'altro e di toccare anche l'argomento erede e la non affidabità di una fattucchiera di Essos per diagnosi ginecologiche, ma insomma boh. Altri hanno invece apprezzato che la scena si sia svolta in silenzio, guidata solo da Bran come voce narrante: Jon e Dany hanno avuto mesi e mesi per chicchierare in effetti. Ora c'è solo da agire, dentro e fuori la camera da letto. Sono ovviamente inconsapevoli che la loro relazione è un po' incestuosa (ma nemmeno più di tanto, e per altro cosa del tutto accettabile per i Targaryen), ma sopratutto che sarà ben presto messa duramente alla prova: dovrà affrontare i dettagli burocratici del claim al trono. Ora, Jon non sembra interessato a regnare, mentre Dany lo ha come unico scopo di vita, ma il popolo di Essos, medioevalmente maschilista, secondo voi chi predilige? Sono curiosissima di vedere come questa faccenda si sbriga. L'incertezza della questione si legge chiara negli occhi di Tyrion, che forse fa la parte del guardone un po', ma che sembra seriamente preoccupato perchè crede, a ragione, che questa relazione porti a innumerevoli problemi. No, non credo sia innamorato di Danaerys, sì, spero che non abbia tramato alle spalle di Danaerys con Cersei. Non so quanto sappia delle reali origini di Jon, magari più del dovuto, e questo gli mette pensiero. O forse è solo un modo dello show di mostrarci che questa relazione sarà un casino. Il che è un peccato perchè loro due sono perfetti, come sembrano essersi resi conto: Dany era innamorata anche di Drogo e Jon di Ygritte, ma fra Jon e Dany c'è affinità intellettuale, oltre che evidente attrazione fisica.
Eastwatch-by-sea: Zombie-Viserion butta giù il Wall. Kaboom. Questo ha perfettamente senso: il Wall è stato lì migliaia di anni, fra ghiaccio e magia, per tenere lontani Wildlings e Others. Perchè proprio ora doveva venire giù? Perchè proprio ora erano rinati i draghi e il Night King, evidentemente, ha orchestrato il modo di chiamare un drago a nord del muro e lo ha reso un'arma di distruzione di massa. Ora scenderanno a Nord insieme all'inverno, o portandolo. Per chi è in dubbio, non credo che Tormund e Beric siano morti, almeno non ancora.

Che dire. L'unico difetto dell'episodio, ripeto, è stato il plot di Winterfell, l'unico difetto della stagione, il passo troppo veloce (e tre puntate meno).
Il titolo dell'episodio è ambiguo: Jon e Dany o doppia nazionalità di Jon?
Poi tutte le critiche sulla timeline, la velocità degli spostamenti, la mancanza di morti e strupri e la prevedibilità, secondo me lasciano il tempo che trova. Volevate tre puntate in più di cavalcate e cameo di Ed Sheeran? Non vi bastano che siano morti House Martell e le sand Snakes, Lady Olenna, Littlefinger, infiniti abitanti delle Iron Island e wildlings e Uncle Benjen (avete avuto anche il morto Stark stagionale)? In quanto agli stupri, non era questo uno degli argomenti fonte delle critiche più acute? E per la prevedibilità presunta: a parte la Great War, avete idea di cosa succede nella prossima stagione?
In ogni caso, non esiste saga che, avendo creato aspettative stellari, non deluda un po' nel finale, semplicemente perchè un finale è un finale e che sia lieto fine, catastrofe o cliffhunger, qualcuno ha sempre da ridire. Ed il motivo vero è che non si vuole che il finale esista, e cioè che la saga finisca. Ma questa è psicologia da quattro soldi e non mi dilungo oltre.
Passate bene il prossimo anno di astinenza. Ah, magari esce Winds of Winter, eh...

Tuesday, 8 August 2017

GoT S7 Ep4: The spoils of war



The Reach: L'esercito Lannister marcia verso King's Landing con il bottino. Bronn e Jaime chiacchierano del più e del meno. Bronn non può fare a meno di notare che Jaime non è affatto soddisfatto della battaglia vinta - o forse è meglio dire saccheggio -, i semini piantati da Lady Olenna mettono radici. Bronn si lamenta anche che non gli è ancora stato dato il castello che gli era stato promesso svariate stagioni fa e per tutta risposta viene mandato insieme ai Tarly a motivare i contadini riluttanti a dare il loro raccolto alla regina. Questo è il tono del regno dei Lannisters se non si fosse capito, mors tua (di fame, dato che winter has come) vita mea. Addirittura Bronn pare contraddetto.

King's Landing: Tycho è piacevolmente impressionato dalla velocità con cui il debito è stato ripagato, e allo stesso tempo dispiaciuto di non poter più arricchirsi sugli interessi. Butta li che l'Iron Bank è pronta a supportare MadCersei as soon as the gold arrives.

Winterfell: Littlefinger, supponendo che Bran diventi il nuovo Lord di Winterfell, pensa bene di iniziare a brandirlo con chiacchiere e regali. E gli da il pugnale di Valaryan Steel con cui qualcuno, nella prima stagione, aveva provato a assassinarlo. Quel pugnale ha, in un certo modo, iniziato la concatenazione di eventi che ha portato alla decapitazione di Ned Stark. Oltre ad avere un valore simbolico, è di Valaryan Steel, che, insieme a ossidiana e fuoco di drago, è efficiente nell'annientare i White Walkers. Insomma un bel regalino. In un tentativo di apparire simpatetico, Littlefinger compatisce Bran per aver trovato al suo ritorno tutto quel caos e Bran lo zittisce con "Chaos is a ladder" (il caos è uno scaleo), che è la frase che io vorrei sulla maglia, nonchè uno dei principi di vita di Littlefinger stesso. Per chi non si ricorda, in una conversazione con Varys a King's Landing ("The climb" - S3 Ep6) Littlefinger spiega che il caos non è un pozzo nero in cui affondare, ma uno scaleo da salire approfittando della confusione - ed io, da americana fetente che sono diventata, sono assai d'accordo (Quote completa:Chaos isn't a pit. Chaos is a ladder. Many who try to climb it fail and never get to try again. The fall breaks them. And some, are given a chance to climb. They refuse, they cling to the realm or the gods or love. Illusions. Only the ladder is real. The climb is all there is). Al di là degli sfilosofiggiamenti di Littlefinger, nel contento di questo episodio, serve solo a far a lui intendere che Bran la sa lunga su di lui, le sue trame e i suoi perchè. Mi chiedo quanto Bran sappia davvero o quanti siano solo frammenti di visioni, per adesso, e non pezzi organici di eventi passati. Perchè se è al corrente del coinvolgimento di Littlefinger nell'uccisione di Ned, non capisco perchè non lo dica. O forse è semplicemente troppo di fori. Ma lo scopriremo poi, perchè i due vengono interrotti da Meera che annuncia che torna a casa. Bran saluta e ringrazia con lo stesso trasporto che ho io quando saluto la gente che incontro per le scale a lavorare, Meera ci resta un po' così ma poi Bran spiega che insomma lui ormai ha troppi pensieri per sta dietro ai salamelecchi. Bran ha un suo perchè, va detto. Mi piace molto di più adesso che quando si faceva i viaggi fra i folletti dei boschi. Adesso è comprensibilmente confuso, prova te a vedere tutto di tutti, passato e presente, vivere contemporaneamente su diversi piani temporali, vedere con gli occhi del primo gatto che ti passa davanti e mantenere anche l'allegria. Penso che l'unico modo per non impazzire sia trasformarsi in un immenso hard disk con dentro svariati tera di dati su Game of Thrones e acquistarne lo stesso spessore emozionale. Di Meera Reed forse non avremo più notizie, ma di suo padre si (tower of joy, remeber?).
Arya è ha casa, l'ha presa lunga di nulla. E dopo mille avventure, lotte, omicidi e fughe, vedi te se si deve trovare questi due coglioni all'ingresso. Ero li che pensavo son un cuoricino piccino: ora li ammazza ora li ammazza... non sarebbe stato un buon modo per attraversare l'uscio di casa. Invece mantiene una calma serafica, entra, e aspetta Sansa nella cripta. E li le due sorelle, che non si erano mai particolarmente amate, si rincontrano e forse, per la prima volta, c'è fra loro comprensione e rispetto, perchè quando la lunga notte arriva e il vento soffia forte, il lupo da solo muore ma il branco sopravvive. E insieme vanno a riformare il branco con Bran, che chiede ad Arya come mai non sia andata a King's Landing (Bran vede, non legge nel pensiero) e poi le da il pugnale, it's wasted on a cripple. Bran potrebbe far lo sforzo di spiegarsi meglio con la povera Sansa, che è un po' confusa (what do you mean it doesn't matter), però immagino che molti dei racconti delle avventure passate, i fratelli se li scambino in privato off screen. È un peccato perchè ci piacerebbe vedere le facce da WFT, ma sarebbe uno spreco di importante screentime. Lo show decide di regalarci invece un meraviglio momento di show-off di Arya, che mette Lady Brienne alle strette durante un allenamento. Questo serve per mostrare a Sansa qualcosa di quello che è diventata la sorella e a mettere Littlefinger ancora più in guardia. Pensa un po' che gli deve passare per la testa a quello: eccheccazzo, ora che Jon era fuori dalla palle, avevo tutto il tempo per intortarmi Sansarella, invece mi devono apparire dal nulla un visionario soprannaturale che sa tutto di me e un faceless assassin che se non sto attento mi fa fuori nel sonno. Almeno Jon al massimo mi attaccava al muro e mi dava du legnate, come aveva fatto "su padre" anni prima, per la qual mossa l'ho fatto decapitare, pensa un po' ("su' padre" perchè c'è il forte sospetto che LF sappia delle reali, nonchè regali, origini di Jon Snow: qui al min 2:29).

Dragonstone: ahh Dragonstone, ahh dolore e gioia, ahh patisco io per loro due. Ma insomma tagliando corto: gli abitanti di Dragonstone salgono e scendono scale tutto il giorno per tenersi in forma. Durante una delle tante discese, Dany e Missandei si gossippano come due liceali. Ed ecco che appare Jon che porta Dany nella caverna con ossidiana. I want you to see it before we start packing it to bits. Ehm, vedere che? (Posso iniziare ora a giocare coi doppi sensi ora e finire dopodomani, ma li lascio a voi, del resto Jon Snow pare dare il meglio di sè nelle grotte). Ah, volevi mostrare l'ossidiana e poi anche i disegnini dei Children of the Forest - notate le spirale, le stesse in cui i White walker usano posizionare i cadaveri - e poi che loro e i primi uomini lottavano insieme contro un nemico comune: the enemy is real, is always been real. E Danaerys, invece di fare l'unica cosa sensata da fare, ritira fuori la minchiata del "bend the knee", rovinando ognicosa. Tutti i coglioni della fandom cadono all'unisono, Jon rispiega, con voce sempre più sconsolata, che col cazzo i Lord del nord la vogliono come regina, Dany insiste. E allora fanculo oh, ti tromberei anche, ma sei più dura di questa montagna d'ossidiana. Escono dalla grotta che sembra si tengano la mano, ma invece è solo una, forse non troppo casuale, inquadratura. Fuori Varys e Tyrion. "We took Casterly Rock". Campane che suonano a morte. Dany si incazza, vuole sbrigliare i draghi, "We talked about this" (Tyrion ha lo stesso tono che ho io con Fabio quando fa le bizze perchè vuole mangiare un altro gelato). Al che Dany si rivolge a Jon che la convince a fare una cosa sensata. Jon, adesso, da presunto suddito è asceso al rango di consigliere. Del resto è uno dei pochi che guarda oltre il proprio naso, ha visione, è intelligente, ha cuore e è belloccio. Mi chiedo cosa si voglia di più da un uomo. Dopo un po', Jon e Davos scendono le scale, ovviamente. Un altro impagabile dialogo "She has a good heart" "heart? I saw you staring at her good heart (=boobs)" "bla bla sul night king" "speaking of good heart (=boobs): Missandei of Naath". Ma seriamente Davos ci prova con Missandei? L'aria di Dragonstone lo mette di buon umore, senza quella pesantezza di Stannis poi è tutto un altro stare. Toh, arriva old friend Theon, che viene prontamente preso per la collottola, rivela la cattura di Yara e sostiene di essere venuto per chiedere aiuto alla regina. "The queen is gone" "When did she go?" cut magistrale su...

The Reach Again: Tarly annuncia che l'oro è entrato nel gate di KL (bugger), chiacchiere e risate di quel compagnone di Bronn finchè, aspetta un po'... cavalli... HOLY SHIT.
As per Robert Baratheon: "only the fool would meet the Dothraki in an open field". "We can hold them off", yes, sure, e arriva Drogon.


Il resto è un orgasmo visuale che è inutile commentare, va visto e basta. Dany ha dato retta, a Tyrion o a Jon poco conta, ed ha optato per attaccare un esercito e non i civili. A chi si lamenta che la battaglia non era alla pari, vogliamo davvero iniziare a elencare tutte le merdate non alla pari che hanno fatto i Lannister? Nonostante questo non posso non provare pena per Tyrion, che guarda dalla collina sbaragliare la sua famiglia. "Fleet you idiot, you fucking idiot" (versione GoT del famoso: fly, you fool del signore degli anelli). È pur sempre suo fratello e gli ha salvato il culo più di una volta. Vediamo se l'Imp di Casterly Rock ricambia il favore e lo show ci regala il compimento della redenzione di Jaime che il libro ci ha già dato da mo'.

Che dire, se non si vuole stare a fare le solite pulci alla timeline (o i Lannister sono lenti come la morte a trasportare le provviste da Highgarden a King's Landing o i Dothraki si teletrasportano), questo episodio è bello e anzi forse il più bello. Questa stagione ha il tono opposto di quella passata, il passo è velocissimo, succedono più cose di quanto si sia in grado di processare: il branco degli Stark che si riforma a Nord, la Brotherhood without banner che si unirà presto alle fila contro il Night King, l'attrazione crescente fra gli ultimi due Targaryen (come da tradizione di famiglia, i Targaryen si sposano fra loro per tenere pulita la linea di sangue), la prima strategia di battaglia di Tyrion che da i suoi frutti, Tyrion che ritrova Jaime (perchè verrà tirato fuori dal lago, forse proprio da Drogon). Tyrion che rincontra Bronn anche, e voglio vedere che si dicono. Il centro dell'azione è adesso fra questi poli: fatte fuori tutte le altre casate "inutili" ora c'è da definire chi è dentro e chi è fuori per la battaglia finale. Come si creeranno le alleanze è tutto da vedere, ma suppongono avremo almeno due matrimoni fra qui e la Fine.

Tuesday, 9 May 2017

Marvel's Luke Cage and Iron First

Ok eravamo viziati, bisogna ammetterlo. Dopo Daredevil e Jessica Jones, ci si aspettava che la qualità degli show Marvel su Netflix non potesse essere scalfita.
Ci sbagliavamo.
Succede.
Luke Cage ancora regge, eh... anzi forse è anche fatto bene. Penso che sia colpa del personaggio, che è, diciamocelo, palloso. Un semidio d'ebano indistruttibile, che però non fa ridere - nè è discreto - come Thor, e ha come unica catch phrase "Sweet Christmas".
La storia è l'ennesima origin story, e l'establishment come vigilante di Harlem, condita con un po' di polizia corrotta, qualche trauma infantile e troppo black power. I cattivi sono macchiette al confronto con Kingpin o Kilgrave, anche se ammetto che Cottonmouth è divertente. Diamondback no. Basta con questa storia che i cattivi son cattivi perchè il babbo non gli ha comprato i cioccolatini da piccini (cit. dal commissario Montalbano).
Claire Temple resta una spalla piacevole, peccato per la love story mancata. Peccato, anche, che poi si travasi in Iron First senza che si capisca bene quale sia il suo ruolo, a parte quello di far conoscere i Defenders fra di sè. Boh, forse, in effetti, è un ruolo importante. Quindi via, se togliamo che il black power m'ha un po' rotto le palle (così come il girl power, gay power, cat power e via discorrendo), che il supervillan - Diamondback - faceva un po' cacare e che Luke Cage ha l'espressività di una montagna di carbone, lo show si merita un 6 e mezzo. Forse 7, se penso al tipo che gioca a scacchi nel barber shop.

Iron fist invece è un 4 regalato. Niente in quello show è fatto bene. Ma proprio nulla hanno azzeccato. Eppure era difficile sbagliare uno show basato su un guru di arti marziali che vuole salvare new york dai ninja cattivi, per di più quarta installazione di una linea narrativa di estremo successo e preambolo del crossover più atteso dopo la battaglia nel piazzale di decathlon di Civil War. In qualche modo ci sono riusciti a produrre un troiaio, con un mix letale di dialoghi a tratti francamente imbarazzanti, back story non sviluppata, passo di una lentezza disarmante e combattimenti mal coreografati. Non c'è un solo personaggio che sia sviluppato a dovere o un solo arco narrativo che abbia senso. Danny Rand passa in maniera totalmente bipolare dallo zen assoluto del maestro supremo di arti marziali, alle bizze del ragazzetto dell'uppereast side. Forse questo era lo scopo, mettere in scena questa doppia personalità, ma così non funziona. Era necessario sviluppare la back story in maniera un po' piu' completa di un singolo flashback, che ci hanno riproposto almeno 10 volte. Veramente poi gli avete fatto dire a cani e porci che lui è l'Iron First, l'arma immortale scelta per proteggere una dimensione celeste? Ma queste cose non erano segreti sacri? boh.
La storia de the hand è di per sè figa e ha del gran potenziale che spero venga sfruttato nei Defenders, perchè così mi ha solo lasciato amaro in bocca. Madame Gao, che già conoscevamo, ha il suo perchè e sappiamo già essere una cattivona, Bakuto invece si presenta come un tizio normale e flemmatico che poi si scopre essere un supercattivo. Ecco io la transizione proprio non l'ho colta. Trovo che sia rimasto uguale dall'inizio alla fine. E Davos e il cambio repentino di posizione? Davvero a Joy basta un caffè per convincersi a far fuori l'amico di infanzia Danny? Forse le vanno mandate altre m&m's. L'arco redentivo di Ward Meachum è quasi decoroso, mentre la  morte di Harrold Meachum proprio no: che voglion dire gli occhi rossi? Che verità avremmo dovuto capire dal flashback di mezzo microsecondo del drago della caverna? e infine, davvero Danny si porta la ragazza al monastero sacro come se andasse in interrail? ma, soprattutto, veramente va a scalare l'Hymalaya senza manco un piumino?

Monday, 24 April 2017

Doctor Strange


C'è Benedict Cumberbatch, la magia, i frattali, una dose giusta ma non eccessiva di battute, le arti marziali e anche un po' di imaging diagnostico.
Poteva forse non piacermi?
Doctor Strange è fatto bene, equilibrato, unisce attori con i controcoglioni a effetti speciali niente male, regala immagini di Kathmandu, Londra e New York (anche Hong Kong ma li non ci son stata, quindi mi toccano meno corde del cuore) e ci fa anche vedere un attimo Thor con la birra in auto refill.
Ora che so che Dr Stange compare in Thor - Ragnanok, sì che non vedo l'ora che esca.
L'inizio del film è perfetto, con le inquadrature che si spostano dalle mani agli occhi blu vitrei di un Cumberbatch completamente assorbito nel suo ruolo di semidio agghindato da neurochirurgo.
Poi il delirio di onnipotenza, alla guida spericolata del suo bolide, mentre analizza immagini MRI di cervelli. Infine la peggior punizione: l'incidente, che non lo uccide, ma gli rovina le mani, che sono la sua forza. E dove la scienza non può, può la magia.
- È un film, mi raccomando. È un film. Nella vita vera se siete malati andate all'ospedale e non dal mago, per favore -
Il dottor professore ci mette un po' ad abbandonare la strada del raziocinio, ma, abituato come è a credere al dato sperimentale, non può che restare intrippato nel momento in cui l'Ancient One gli mostra la dimensione astrale e il multiverso. Non è fede, è curiosità scientifica. Il pungolo che prende tutti noi quando si incoccia in qualcosa che non si sa. È la brama di sapere tutto, di capire tutto, di mettere tutto in fila. Lui inizia così, per lo stesso motivo per cui aveva scelto medicina molti anni prima.
Poi, con [...] study and practice, years of it [...] capisce che tutto non si può capire, che il suo complesso edonistico lo ha tenuto lontano dalla grandezza, che [...] it's not about you [...] e tutti, forse, siamo qui per servire qualcosa di più grande delle nostre misere vite, che non è Dio, almeno non per me, ma la conoscenza.
La morte è quello che da senso alle nostre vite? Forse, ma io non c'ho un buon rapporto, e sono in buona compagnia. L'Ancient One ha vissuto vari secoli, non sempre mantenendo la fedina penale immacolata, eppure quando si trova davanti alla Nera Signora, allunga l'ultimo istante in minuti pur di vedere per l'ultima volta la neve. Il fulmine che spacca il cielo nero di New York al rallentatore è una delle miglior immagini che abbia visto al cinema quest'anno.
Poi i buoni vincono, forse, almeno per il momento, ma quello conta poco - ci si aspettava. Conta il sacrificio, la volontà di morire all'infinito in un loop temporale eterno, pur di salvare il genere umano. In questo si incarna la vera evoluzione del personaggio, che un'ora e mezzo prima, all'inizio del film, aveva deciso di non intervenire su una sedicenne con glioma per non rovinare il suo perfect record.
Il cast è ottimo, come al solito. Il MCU ha un dono speciale nel scegliere attori perfetti nei loro ruoli, anche perché a ognuno di loro viene lasciato il tratto distintivo proprio della loro cultura di origine. Ecco che Thor ha il retrogusto del cazzone australiano, Iron Man i deliri di onnipotenza dell'imprenditore americano e Dr Strange è inglese, nonostante l'accento newyorkese. BC parla in americano, ma il suo humor resta british. "you should have stolen the whole book, the warnings come after the spell". 
Il film ha sempre perfettamente senso senza nemmeno un buco di scrittura? Forse no. Di solito, non si capisce come mai facciano entrare Strange conciato in quel modo in sala operatoria. Ma questo è forse l'unico pelo nell'uovo che mi va di trovare - loro ne hanno trovati vari -, perché anche nel suo scontro con Kaecilius, da cui esce vivo a differenza del protettore del Sanctum di NY, non è Strange a vincere, ma il Clock of Levitation, che di Strange ha visto il potenziale e lo ha scelto come suo mago.
Il film finisce con Dr Strange, in costume completo, che guarda fuori dal rosone del Sanctum di NY di cui è stato nominato protettore e dove si è stabilito per continuare con gli anni di studio e pratica.
Ci saranno altre battaglie, ma il mondo è pronto - ed io anche, sul divano, con la mia La Croix in attesa di Infinity war.


Thursday, 20 April 2017

Girls


La storia di quattro amiche e le loro vite in New York City. Suona familiare? Lo è.
Centinaia di parole sono state spese sulle similitudini e differenze fra Sex and The City e Girls, lo show scritto, diretto e interpretato da Lena Durham che è finito domenica sera.
Similitudini: quattro amiche e le loro avventure nella grande mela.
Differenze: tutto il resto.
Girls non è un'inno all'amicizia che vince su tutto, non è un inno a New York - infatti è ambientato a Brooklyn -, non è un inno all'amore che trionfa - almeno non nel senso tradizionale -, non c'è il principe azzurro - a onor del vero il principe c'ha provato, ma ha perso il mantello nell'arco di una puntata di 20 minuti -, non ci sono le battute divertenti - o meglio ci sono ma non fanno tanto ridere-.
SATC era una commedia arguta basata sulla vita di quattro trettenni del ceto medio-alto che se la godono a Manhattan fra alterne vicende, moda e amori. C'era Manhattan e c'era il sesso, parecchio, sopratutto tramite Samantha, sempre in chiave o romantica o divertente. Ci sono state lacrime, ma ci sono sempre stati l'eureka, la resa dei conti e il lieto fine.
In Girls, quattro ragazze fresche di college si ritrovano a intrecciare le proprie esistenze per decidere, dopo sei anni, che alla fine non sono poi così amiche e che anzi, fondamentalmente, stanno meglio senza frequentarsi. Girls parla della generazione dei Millennial, cresciuta con l'idea di essere speciale e di meritarsi successo. "Entaitlement" e' la parola corretta in inglese, avere il diritto di ottentere qualcosa.
"I am the voice of my generation, or at least a voice or a generation".
Girls parla di come quell'idea viene distrutta una volta che, dopo il college, si passa a doversela cavare da soli e si scopre, non senza stupore, che nessuno ti deve niente e che anzi la via del successo, inteso nel senso di realizzazione personale, è lunga e faticosa.
Non è la mia generazione, io sono una Gen-X e, come viene detto in uno dei migliori scambi dello show, noi, quando ci dicevano che eravamo speciali, avevamo almeno l'intelligenza di capire che o ci stavano prendendo per il culo o ci ritenevano deficienti.
Non è la mia generazione per cui non posso valutare su un piano personale come è stata trasposta sul piccolo schermo, ma il quadro che ne esce è cupo: disillusione, depressione, sesso - tanto - per tutti i motivi possibili  - amore, attrazione, autoaffermazione, noia, divertimento. Le scene di sesso mettono per lo più a disagio, così come molte conversazioni e situazioni, ma lo spaccato di vita è così realistico che lo show si guarda bene e volentieri. Il finale è esattamente quello che doveva essere, solo un momento nel continuum, senza catarsi, chiusura, conclusione alcuna. C'è solo una nota positiva, sui titoli di coda, che segna per Hannah, protagonista indiscussa nel suo abissale egocentrismo, l'inizio - alla buon ora (n.d.r.) - della vita adulta.
Il massimo del lieto fine che ci si poteva aspettare da questo show e dalla vita in genere.


Monday, 3 April 2017

The Young Pope


The Young Pope.png

Sorrentino fin dal primo fotogramma. Inquadrature storte, effetti speciali di scomposizione dell'immagine, immagini rotanti. Dialoghi lenti. Primi piani. Ingrandimenti degli occhi. 
Se uno ama Sorrentino, gli bastera' quello. Se uno odia Sorrentino, si sfavera' fin dai titoli di inizio del primo episodio. Se uno, come me, e' intrigato da Sorrentino, ma lo trova insostenibilmente pretenzioso e autocelebrativo, volera' sulla prima stagione di "The Young Pope" a fasi alterne di autentico piacere e occhi alzati al cielo in moti di fastidio.
Ah poi c'e' la storia.
La storia e' graziosa.
Per apprezzarla al pieno credo uno debba essere italiano. Se sei italiano che vive (o ha vissuto) in America ancora meglio, perche' riesci a apprezzare a pieno le sfumatore delle due culture e, a tratti, la loro inconcilibilita'. La narrativa e' interessante, anche se  forse un po' scontata. Pio XIII (Lenny Belardo, Jude Law) parte cosi' alla grande come il big bad che era assolutamente ovvio che sarebbe stato sviluppato nella direzione di una potenziale redenzione. Anche la back story un po' scontata: Lenny e' cosi' altisonantemente conservatore perche' e' stato abbandonato dai genitori hippie. Diciamo che non e' la narrativa il motivo per cui vale la pena di guardare lo show, ma sono i dettagli e il personaggi secondari a partire da un magnifico Silvio Orlando nei panni del Cardinal Voiello, con tanto di accento terribile e maglia del Napoli. Ho apprezzato anche come sono state rese italianate cliche', tipo il caso del ciarlatano Tonino Pettola, gli inciuci di palazzo e le feste della Roma di altoborgo, che tanto ricordano "La Grande Bellezza".
Trovo che non valga la pena di una seconda stagione, almeno che non ci siano in palio ideone della madonna. Non era nato per avere un prosieguo e si percepisce abbastanza bene dal cliffhanger posticcio. Spero che non ci si riduca alla totale redenzione di Pio XIII, post incontro con i genitori, ma suppongo Sorrentino sia un tipo troppo in gamba per indulgere a tale faciloneria, anche nell'ottica di lavorare per una emittente statunitense e non di andare a Cannes e di vincere un altro Oscar.

Tuesday, 24 January 2017

Captain America - Civil War

di Francesco Dì



Innanzitutto scusate per il ritardo (citando Troisi), anche se immagino che nessuno si stesse logorando nell’attesa. Ho trovato solo adesso il tempo per buttare giù i miei pensieri su Captain America - Civil War, film Marvel uscito a maggio dello scorso anno. Avendo perso l'attimo per commentare poco dopo la prima visione (non il colorato androide - OK, era una battuta, risate in sottofondo), ho aspetto l’uscita del DVD e me lo sono rivisto.
Allora bando alle ciance: partiamo dal film per quello che è senza andare a sviscerare la fedeltà con il fumetto.
A me è piaciuto, decisamente. E questo è il primo punto a suo favore. Trovo che i fratelli Russo abbiano trovato il modo giusto di costruire questi film: sono film di supereroi, bisogna scazzottarsi e non poco! Certo poi c’è scazzottata e scazzottata, e nello specifico Joe e Anthony riescono, fra un inseguimento e l’altro e un po’ di esplosioni, a caratterizzare tutti i personaggi. Avevo avuto questa sensazione già al cinema, e lo confermo adesso. Sono ben definiti tutti nei vizi e virtù. Il pretesto dello scontro interno genera un confronto che ne tira fuori in maniera decente la profondità del carattere. E mi è piaciuto il “carattere” che hanno dato a tutti, gettando il seme delle future relazioni e coinvolgimenti post Civil War (Wanda e Visione in primis).
Tony, seppur egocentrico e calcolatore, fa uscire il lato “caldo” ed emotivo. Cap, fedele fino all’ottusità, si rivela testardo e non così impeccabile e senza macchia come ci si aspetterebbe. Loro due ovviamente la fanno da padroni, e anche se il film si intitola Captain America – Civil War, a mio parere è altrettanto importante la figura di Iron Man (sarà anche per il carisma di Robert Jr. ), che funziona perfettamente come l'altro piatto della bilancia. Si parla di due amici, guerrieri, compatrioti, che, nonostante lottino per la stessa identica causa, decidono, per convinzione o convenienza, di approcciarla in maniera opposta. Il primo piegandosi a un compromesso al limite del discriminatorio (il Sokovia accord: che sottopone l'operato degli Avengers al controllo delle Nazioni Unite, richiede la registrazione degli Enhance Individuals e ne regola il libero spostamento), il secondo ribellandosi al sottoporvisi. E pensare che, fra i due, la sgheggia impazzita sarebbe dovuta essere Tony. Chi ha ragione e chi ha torto? Difficile deciderlo. Ed è proprio questo il bello del film: entrambi hanno ragione e torto allo stesso tempo e lo spettatore resta sospeso, senza sapere se tifare per l'uno o l'altro.
Le new entry sono ben dosate: Pantera Nera è realizzato bene, alla fine mostra il lato fiero da sovrano del Wakanda, e il nostro arrampicamuri di quartiere è uno dei cast più azzeccati degli ultimi tempi. La continuity marvelliana qui va a farsi fottere, collocando Spiderman all’inizio della sua carriera, ma chi se ne frega (ok flagellatemi), nel plot rende benissimo. È anche uno dei pochi intermezzi “ironici”, taglio dei film Marvel di cui, fortunatamente, i fratelli Russo non abusano. Per inciso, mi chiedo perché Marisa Tomei debba sempre fare un po’ la femmina rizz… nei film.

-Fede: Non concordo. La continuity del MCU è intatta, lo Spiderman di Raimi (respect) ed il reboot di Webb non sono Marvel Studios ma Sony e, solo per questo film, Marvel, Disney e Sony hanno firmato l'accordo per usare Spiderman. Per quanto riguarda MCU, Spiderman è nuovo nuovo ed anzi rappresentarlo come un ragazzino cazzone, in contrapposizione al pesume di Cap, Black Panter e, sopratutto, The Winter Soldier, è un ottimo comic relief. E poi in coppia con Ant-Man regala delle gioie.- 

Ma arriviamo alla scena che tutti i cosplayer del mondo hanno aspettato con il rivolino alla bocca. Lo scontro nel parcheggio del Decathlon. Non epico come nel fumetto, non vede coinvolti mille personaggi ed ha epiloghi molto meno tragici, se si toglie l’incidente di War Machine (citazione di quanto successo in un periodo fumettistico di IRON Man). E’ edulcorato, ma funziona comunque e il film continua a scorrere veloce senza intoppi per tutte le sue 2h e 27 min, che non si percepiscono affatto.

-Fede: What?! Eddai è figo. Che manca? Abbiamo anche il Giant-Man. Ok, ok, c'è qualche buco di sceneggiature. Ma qui mi sento propensa a passarci sopra e lascio le critiche a loro. Fatevi du' risate. 

Un commento a parte per il cattivone: attenzione Civil War ha il pregio di inserire un cattivo che in pratica non si scontrerà mai direttamente con i nostri eroi. Interessante approccio, funziona come idea, ma scade un po’ nella scelta del personaggio: il barone Zemo originale è un genio del male. La spinta della vendetta per aver perso i cari è fuori personaggio, oltre a essere trita e ritrita. Inoltre è poco credibile che, senza nessun supporto esterno, questo ex-soldato riesca a architettare un piano così ambizioso. Non ne esce un cattivo carismatico e forte, ma del resto, anche nei fumetti, non si distingue certo per coraggio. A livello fumettistico se parliamo di Zemo parliamo di un supervillain, antagonista n.1 del mondo del nostro soldato a stelle e strisce. Addirittura due generazioni di Zemo hanno afflitto il mondo, Cap e gli Avengers tutti. Insomma, signori, parliamo del responsabile della morte di Bucky e del congelamento di Steve, un cattivone paragonabile al Red Skull. Come lo Zemo del film, fa dell'ingegno la sua forza non essendo certo lui in prima persona a poter tener testa a Cap per forza bruta. Il film lo semplifica in maniera eccessiva: non dico di rappresentare lo Zemo fumettistico, con la pezzola viola sulla faccia e il collo di ermellino, ma secondo me si poteva fare uno sforzo un po' maggiore per far emergere le qualità strategiche e l'intelletto deviato del personaggio originale.
Il soldato di inverno, per il secondo film consecutivo, è mono espressione e monotematico: "non volevo, non è colpa mia, però sono una merda e devo essere punito"...no, dai, due palle. Del resto però anche il Bucky originale esiste solo in funzione di Steve e non ha questo carattere avvincente. James "Bucky" Barnes, nella sua prima apparizione su carta, muore che è ancora minorenne. Si deve aspettare il 2005 perché Ed Brubaker e Steve Epting lo ritirino fuori come Soldato di Inverno. Una Super spia, di cui ne viene ricostruita la back-story a ritroso in maniera efficace, e che avrà un ruolo importante negli eventi post Civil War, diventando il nuovo Cap America dopo la presunta uccisione di Steve. Nonostante non si distingua per complessità caratteriale, il film non gli rende merito. O forse l'attore non funziona, chi può dirlo.
Lo scontro finale fra IronMan e Cap è bello cruento e ricalca molto quello fumettistico. Alcune inquadrature ricordano le tavole di Jenkins, con un finale ovviamente meno amaro ma che non si può certo definire un lieto fine.
In conclusione, era impossibile portare su pellicola la saga Civil War, così come è stata scritta. Ma il plot cinematografico è scritto bene e ne trae ampiamente spunto, conseguendo lo stesso risultato. Il MCU è stato costruito bene fin dall’inizio, film dopo film, ed è in Civil War che si iniziano raccogliere i frutti più evidenti. Se consideriamo poi il lavoro di continuity fra MCU in cinema e TV (vedi serie Netflix, ma soprattutto Agents of S.H.I.E.L.D.) tanto di cappello. Adesso sono curioso di vedere come si cimenteranno con qualcosa che, però, deve essere epico, come la saga InfinityGauntlet che, n.d.r. deve tirare tutte le fila delle infinity stones e spiegare tutti i post credit in cui appare Thanos con risata satanica e sarà sviluppata in Guardian of the Galaxy 2. Riusciranno a dare il giusto taglio e ad armonizzare tutti i personaggi? Perchè un gran rischio c'è ed è quello che chiamo l'effetto Apocalisse (intendendo il mutante numero uno visto nell'ultimo X-Men). In Infinity Gauntlet ci sono mega super villain, praticamente delle divinità, talmente tanto potenti e forti che è molto difficile rendere affascinanti negli scontri con i nostri amati eroi. La superiorità è talmente manifesta, che ci vuole tutta l'arte di uno sceneggiatore baciato da una aurea Kirbyana per non scadere nel banale e non deludere lo spettatore. Non è per nulla scontato rendere merito a una storia che Starlin aiutato dalle magistrali illustrazioni dal dio Perez ha reso un capolavoro.
Incrociamo le dita e nel frattempo andiamo a vedere cosa han combinato con il Dottore, godiamoci Luke Cage e Ghost Rider e aspettiamo fiduciosi maggio per Guardian of the Galaxy 3 e luglio per Thor 3.

-Fede: sopratutto luglio per Thor 3, facendosi du' risate con questo.

Friday, 19 August 2016

DC's Suicide Squad

by Francesco Dì


Prendiamo i classici del rock, quelli che stanno bene come soundtrack per introdurre buoni e cattivi, poi prendiamo i cattivi, perché diciamolo sono sempre più affascinanti e interessanti dei buoni, mescoliamo il tutto. Aggiungiamo il fascino di Will Smith e quello di Margot Robbie, un pizzico di insanita mentale, una buona dose di battute a effetto ed ecco le due ore e dieci di Suicide Squad, produzione Warner Bros basata sui comics DC.
Un'agente governativo (Amanda Waller), spietato come la merda, raccatta i peggio pazzi criminali per avere un'unità di crisi che possa intervenire in caso di attacco di metaumani. La storia si colloca, (finalmente un po’ di continuity anche in DC/WB) dopo Bat vs Sup, infatti si cita la scomparsa del kriptoniano e le problematiche del rapporto con i metaumani. Il film si sviluppa nella maniera più classica per il genere "team che dovrà salvare il mondo" (dopo Tolkien tutto è stato scritto): introduzione dei personaggi, reclutamento, prime sconfitte, affiatamento fra il team, cattivone, vittoria, ma a caro prezzo.
Il primo tempo è di preparazione della squadra, il reclutamento tentando di convincere tutti che sia una buona idea. I personaggi vengono ben caratterizzati, Harley Quinn e Deadshot fanno da padroni: gli viene dato molto spazio nella pellicola, con buon risultato. La trama fila via bene, con apparizioni di Batman, di Joker e vari rimandi ai prossimi film DC (Justice League of America su tutti).
Due parole a parte sul Joker: è sempre affascinante vedere una nuova interpretazione della nemesi di Batman. Leto è un Joker moderno; a passo con i tempi dei tatuaggi, dei fisici scolpiti e dei vestiti trendy. Ci sta, si colloca bene nel film ed è interessante rendere attuale il personaggio. Mi piace la sua interpretazione, i tick, i cambi di umore e di espressione e quella onnipotenza che ha nel fare le cose. Azzeccato! sono curioso di rivederlo in futuro. Tra l’altro è ben “dosato” all’interno del film, senza rubare troppo la scena da Harley. Lei è la numero uno, bella, pazza, innamorata e letale. Azzeccatissima e forse più caratterizzata che nei comics.
Purtroppo, per quanto il primo tempo scorra bene e sia valido, è pessimo il secondo tempo. Il villain di turno a parer mio è totalmente fuori luogo: troppo esagerato e alieno, per la squad avrei visto più calzante un antagonista più metropolitano. Nel secondo tempo il ritmo cala, la novità dei personaggi pure, c’è troppo buonismo soprattutto nel finale.
Il doppiaggio del film non si può sentire, Flag specialmente.
Riassumendo, film godibile due ore piacevoli con dei momenti di buon livello, primo tempo 7,5 secondo tempo 5. La sufficienza la raggiunge, da vedere se si vuole passare due ore spensierate, ma ben lontano da una pietra miliare del cinema supereroistico.
Un piccolo appunto: come nei film Marvel ci sono i riferimenti ai film futuri tipo JLA (Hype per quest’ultima), e questo è un bene: ma per favore, non dopo i titoli di coda!!! E dai, capisco che ¾ di Marvel è copiata dalla DC, ma non vendicatevi così.
Infine qualcosa sul fumetto.
Premetto che non conosco bene il fumetto, dell’universo DC non sono così ferrato, ma ricordo bene la prima volta che fu presentata la Squad, all’interno di un racconto di Supes and JLA (Legends, John Ostrander, Len Wein e John Byrne), dove la Squad è una comprimaria nel plot della narrazione (notare che è la prima apparizione italiana del nostro gruppo di cattivoni). Sono pochi i comprimari di questa apparizione ad essere presenti nel film di Ayer, che è in linea con la Squad moderna del periodo New52 della DC. Qui sotto riporto brevemente una rapida descrizione degli attuali personaggi, per chi sia approcciasse la prima volta a la nostra cara squadra suicida.
I membri del gruppo portato sul grande schermo sono tutti villain più o meno celebri delle serie più famose dell’universo DC.
Deadshot (Will Smith). Creato nel 1950 da Bob Kane, ossia il “papà” di Batman e del Joker, Floyd Lawton è un sicario prezzolato privo di veri superpoteri, ma dotato di una mirra infallibile. Nella sua prima apparizione era anch’egli un vigilante che finisce per scontrarsi con l’Uomo Pipistrello per il dominio nelle strade di Gotham, ruolo che ricoprirà nuovamente (ma solo per un breve periodo) negli anni ’90.
Harley Quinn (Margot Robbie). Personaggio che trova le sue origini nella mitica serie “Batman - The Animated Series”, il cartone animato generato dal successo dei film di Tim Burton e andata in onda (negli Stati Uniti) tra il 1992 e il 1995. Nata come fidanzata del Joker e spalla comica, trova un successo immediato presso il pubblico, tanto da essere inclusa anche nella serie regolare del fumetto. Originariamente, Harley era una psicologa di Arkham, impazzita a seguito di una folle infatuazione per il Joker. Tra i due esiste una tormentata relazione: lei è innamorata, ma la condizione psicologica del Clown Principe del Crimine porta a sublimare il sesso con la violenza, con ovvie conseguenze. A seguito dell’uscita del videogame “Batman - Arkham Asylum”, il look di Harley Quinn è divenuto meno cartoonesco e più sexy, tanto che nei fumetti la sua “divisa ufficiale” è data da un paio di short striminziti.
Capitan Boomerang (JayCourtney). Terzo membro della Task Force X a non avere superpoteri veri e propri, Digger Harkness è però dotato di una mira infallibile che gli permette di colpire con precisione chirurgica qualsiasi bersaglio usando i suoi boomerang. Apparso per la prima nel 1960, è stato una delle nemesi storiche di Flash.
El Diablo (JayHernandez). Il personaggio di El Diablo appare per la prima su “All-Star Western” nel 1970. Il primo a portare il nome fu Lazarus Lane, un contabile del far west che, finito in coma a seguito di un furto, viene resuscitato da uno sciamano per divenire un vigilante. Il personaggio che appare all’interno della Suicide Squad è però diametralmente opposto all’originale: Chato Santana è il membro di una gang dotato di poteri pirocinetici che, dopo aver causato una strage di innocenti nel tentativo di distruggere una gang rivale, si consegna spontaneamente alle autorità.
Killer Croc (AdewaleAkinnuoye-Agbaje). Alias Waylon Jones, altro arcinemico del Cavaliere Oscuro di Gotham. Jones nasce affetto da ipercheratosiepidermolitica, patologia che rende la sua pelle dura e coperta di scaglie come quella di un rettile. Appare per la prima nel 1983 ad opera di Gerry Conway. Più che un cattivo vero e proprio, un reietto la cui deformità finisce per traviarlo socialmente.
Joker (Jared Leto). Personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. Creato da Bob Kane, Jerry Robinson e Bill Finger, è il villain per antonomasia nella cultura pop. Psicopatico, deviato sin nel midollo, è l’incarnazione della risata della follia, che si oppone all’oscura giustizia di Batman. Ispirato a “L’Uomo che Ride” di Paul Leni, tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo. Jared Leto è il terzo attore ad incarnarne le fattezze al cinema, il quarto se si conta anche il televisivo Cesàr Romero.
L’Incantatrice (Cara Delevigne). Apparsa per la prima volta su “Strange Adventures” nel 1966, creata da Bob Haney e Howard Purcell, è la “villain dei villain” nel film di Ayer. Nei comics si è scontrata più volte sia con Supergirl che con Lanterna Verde.
Per ulteriori info fumettistiche vedere i seguenti riferimenti:

Nota di Fede: Io non ho visto il film quindi non posso parlare, ma se tanto mi dà tanto, e da quello che ho letto - e da quello che anche Francesco pare far intendere -, pare che ancora una volta la DC/WB non sia stata all'altezza delle aspettative. Dopo il flop di BvS potevano cercare di stare un po' più attenti. Un po' forse è questione di gusti: i blockbuster di supereroi con pretese di grande cinema li trovo fastidiosi, ma, temo, qua, sempre da quello che ho letto, sia proprio un problema di storytelling. C'è modo e modo di sviluppare trame e al pubblico del XXI secolo non bastano più due botte e due effetti speciali per gridare al capolavoro. Appena posso lo guarderò e dirò la mia nei commenti. Intanto si apra pure il dibattito.